Cassazione Penale, Sentenza n. 6243/2022 del 22/02/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Cremona del 14/11/2018 che aveva dichiarato non doversi procedere per particolare tenuità ai sensi dell'art. 131-bis cod. pen. in relazione al porto illegale di arma (art. 4 legge 2/10/1967, n. 895). I fatti contestati riguardano il 7/11/2014, quando l'imputato avrebbe portato fuori dalla propria abitazione a Cremona, trasportandola sul proprio autoveicolo, una pinza in acciaio di 15 cm con lame nel manico (una lama affilata di 7 cm, una seghettata di 8,5 cm e altre tre più piccole). Il ricorrente censura l'erronea applicazione dell'art. 131-bis e la motivazione illogica del Tribunale, rilevando che l'oggetto non era strumento da lavoro, il porto avvenne all'imbrunire su autovettura, la lama poteva cagionare lesioni gravi e l'imputato ha precedenti penali.
La decisione
La Corte di legittimità ha ritenuto sussistente la causa estintiva del reato per prescrizione (termine prescrizionale massimo di cinque anni per contravvenzione, scaduto il 7/11/2019). Ha rilevato d'ufficio la causa di non punibilità intervenuta successivamente alla sentenza impugnata ai sensi dell'art. 129 cod. proc. pen. Ha escluso la possibilità di pronunciare un'assoluzione di merito ai sensi dell'art. 129, comma 2, cod. proc. pen., perché dagli atti non emergeva in modo evidente l'insussistenza del fatto. Conseguentemente la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione (decisione del 14/10/2021).
Norme richiamate
art. 131-bis cod. pen.
La norma era stata invocata dal Tribunale per dichiarare non doversi procedere per particolare tenuità; la Corte di legittimità non ha statuito nel merito sull'applicazione di tale norma perché ha riscontrato l'estinzione del reato per prescrizione successiva alla sentenza impugnata
art. 4 legge 2 ottobre 1967, n. 895
Norma che definisce il reato di porto illegale di armi, ossia il fatto contestato all'imputato (porto di una pinza con lame integrate)
art. 129 cod. proc. pen.
Permette alla Corte di legittimità di rilevare d'ufficio cause di non punibilità sopravvenute dopo la sentenza impugnata; prevede anche la possibilità di pronunciare una decisione piu favorevole se dagli atti emerge in modo evidente l'assenza del fatto, condizione ritenuta non verificata nel caso di specie
artt. 157 e 161 cod. pen.
Norme richiamate per il computo della prescrizione: trattandosi di contravvenzione, è stato calcolato il termine prescrizionale massimo di cinque anni che ha determinato l'estinzione del reato
Massime di principio
- Se dopo una sentenza interviene la prescrizione o altra causa di estinzione del reato, la Corte di legittimità può rilevarla d'ufficio e annullare la decisione anche se la causa si è verificata successivamente al provvedimento impugnato (art. 129 cod. proc. pen.).
- L'applicazione dell'art. 131-bis (particolare tenuità del fatto) richiede motivazione adeguata: elementi come arma potenzialmente pericolosa, trasporto su veicolo, orario e precedenti dell'imputato possono ostare al riconoscimento della tenuità.
- La Corte non può assolvere d'ufficio per insussistenza del fatto salvo che dagli atti emerga in modo manifesto la totale carenza di elementi a carico (limite per l'adozione di una decisione piu favorevole previsto dall'art. 129, comma 2).
- Il computo della prescrizione dipende dalla qualificazione del reato (delitti o contravvenzioni) e dalla durata prevista dagli artt. 157 e 161 cod. pen.; la prescrizione estingue il reato anche se precedentemente era stata pronunciata una decisione di non doversi procedere per altra causa.
- Il ricorso proposto dal Procuratore generale contro decisioni che dichiarano la non punibilità o la particolare tenuità è ammissibile e può portare ad un controllo di legittimità che verifica sia la correttezza dell'applicazione delle norme sia l'eventuale insorgenza di cause sopravvenute di estinzione del reato.
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