Cassazione Penale, Sentenza n. 2774/2022 del 24/01/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione avverso il rigetto della richiesta di commutazione dell'ergastolo in 30 anni, lamentando un'omessa motivazione riguardo alla costituzionalità della pena dell'ergastolo in relazione agli artt. 22 e 73, comma 2, c.p.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la questione di incostituzionalità era già stata espressamente valutata dalla Corte di Cassazione e giudicata manifestamente infondata, con richiamo alla giurisprudenza pertinente. Inoltre la Corte ha motivato che la doglianza proposta non può essere dedotta con il rimedio straordinario invocato perché, secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite (sentenza "Basile" n. 16103/2002), il ricorso straordinario per errore di fatto (art. 625-bis c.p.p.) è ammesso solo per reali errori percettivi derivanti da svista o equivoco nella lettura degli atti e non per errori di giudizio o di interpretazione di norme. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 22 c.p.
Norma richiamata dal ricorrente nel profilo di incostituzionalità dell'ergastolo; dalla sentenza risulta che la presunta incostituzionalità è stata esaminata e ritenuta manifestamente infondata dalla Corte di Cassazione.
art. 73, comma 2, c.p.
Richiamato dal ricorrente nel medesimo profilo di incostituzionalità; la Corte ha ritenuto che non sussistesse motivo valido per ritenere la norma incostituzionale né per intendere che mancasse motivazione in proposito.
art. 625-bis c.p.p.
Norma che disciplina il ricorso per errore di fatto: la Corte ha applicato i principi di tale istituto (come interpretato dalle Sezioni Unite "Basile"), ritenendo che il caso non rientri nell'errore percettivo ammesso perché la doglianza riguarda un presunto errore di giudizio/interpretazione e non una svista o equivoco nella lettura degli atti.
Sez. U., n. 16103 del 27/03/2002 ("Basile")
Giurisprudenza richiamata per delimitare l'ambito del ricorso per errore di fatto: distingue errore percettivo (ammissibile) da errore di giudizio o interpretazione (non ammessi mediante il rimedio straordinario).
D.L. 28/10/2020, n. 137, art. 23, co. 8 (menzione processuale)
Citato come riferimento procedurale per le richieste scritte del Pubblico Ministero; nella decisione è rilevato che il P.M. ha concluso per l'inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- Il ricorso per errore di fatto (art. 625-bis c.p.p.) è ammesso solo per errori percettivi documentabili (svista o equivoco nella lettura degli atti) e non per contestazioni che siano errori di giudizio o di interpretazione delle norme.
- Se la Corte che ha deciso in precedenza ha già esaminato e rigettato una questione di costituzionalità ritenendola manifestamente infondata, il ricorso successivo avverso tale decisione sarà probabilmente dichiarato inammissibile.
- Le doglianze attinenti alla valutazione o all'interpretazione giuridica (inclusa la presunta omissione di motivazione su questioni di costituzionalità) devono essere proposte mediante i rimedi ordinari previsti, non tramite il ricorso straordinario per errore di fatto.
- Chi propone un ricorso dovrebbe documentare in modo chiaro che si tratta di un vero errore percettivo (svista o equivoco) per rientrare nell'ambito applicativo dell'art. 625-bis; altrimenti il ricorso rischia l'inammissibilità e sanzioni pecuniarie.
- Le corti possono condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a somme a favore della Cassa delle Ammende quando il ricorso è dichiarato inammissibile.
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