Cassazione Penale, Sentenza n. 25287/2023 del 12/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso deduceva due censure: 1) illegittimità della costituzione tardiva della persona offesa come parte civile mediante restituzione in termini (violazione artt. 484, 491 e 79 c.p.p.; mancata prova documentale dell'impedimento del difensore della persona offesa); 2) omissione della revoca della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici nonostante la pena detentiva inflitta fosse inferiore a tre anni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo, affermando il principio che la persona offesa può chiedere ed ottenere la restituzione nel termine ai sensi dell'art. 175 c.p.p. e ritenendo non manifestamente illogica la valutazione della Corte di appello circa l'impedimento (incidente stradale) anche senza documentazione formale. Il secondo motivo è stato invece ritenuto fondato: la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, ordinandone la eliminazione; il resto della sentenza è stato confermato.
Norme richiamate
art. 175 cod. proc. pen.
Interpretato in senso estensivo: anche la persona offesa può ottenere la restituzione nel termine per costituirsi parte civile, per una lettura costituzionalmente orientata e conforme alla giurisprudenza CEDU.
artt. 484, 491 e 79 cod. proc. pen.
Richiamati dal ricorrente in relazione alla legittimità della restituzione in termini e ai relativi incombenti processuali; la Corte non ha accolto la censura fondata su questi articoli.
art. 154 cod. proc. pen.
Rilevato in giurisprudenza come norma cui ancorare la valutazione sulla conoscenza del processo da parte della persona offesa in caso di regolare notifica della "vocatio in ius".
art. 178 e art. 404 cod. proc. pen.
Richiamati per spiegare il rapporto funzionale tra posizione della persona offesa nelle indagini preliminari e diritto della futura parte civile a partecipare alle prove; supportano l'estensione di talune tutele alla persona offesa.
art. 401 cod. proc. pen.
Citato nel contesto di giurisprudenza costituzionale che ha ampliato le tutele della persona offesa e l'uso della disciplina della parte civile per colmare profili non definiti.
art. 6 CEDU
Rilevato dalla Corte EDU come parametro che impone che l'accesso effettivo alle garanzie processuali non dipenda esclusivamente dallo status formale di "parte" nel diritto interno.
Direttiva 2012/29/UE
Richiamata come contestualizzazione sovranazionale che rafforza il ruolo e la protezione della persona offesa nel processo penale.
art. 29 cod. pen. (pena accessoria)
Interpretato nel senso che, ove la pena detentiva inflitta sia inferiore a tre anni, deve essere verificata e, se necessario, revocata l'interdizione dai pubblici uffici; la mancata revoca è stata censurata e corretta dalla Cassazione.
Massime di principio
- La persona offesa può chiedere la restituzione nel termine per costituirsi parte civile ai sensi dell'art. 175 c.p.p.; i giudici devono valutare la richiesta secondo criteri di ragionevolezza e tutela costituzionale.
- L'assenza di documentazione formale sull'impedimento (es. del difensore) non è automaticamente decisiva: il giudice può desumere la forza maggiore da elementi concreti e dalla tempestività della comunicazione, purché la motivazione sia logica e non manifestamente illogica.
- Se la pena detentiva inflitta è inferiore a tre anni, il giudice deve valutare la revoca delle pene accessorie come l'interdizione dai pubblici uffici; la mancata revoca può essere annullata in cassazione anche senza rinvio.
- In fase di contestazione di omissioni processuali è utile documentare tempestivamente e in modo formale ogni impedimento (notifiche, incidenti, testimoni), perché pur essendo possibile la desumibilità fattuale, la prova documentale rafforza la posizione procedurale.
- Le valutazioni sulla legittimazione della persona offesa devono tener conto sia della giurisprudenza interna sia degli indirizzi costituzionali e sovranazionali (CEDU, direttive UE) che mirano a garantire effettività delle garanzie della vittima.
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