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Sentenza

Sentenza n. 14221/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento -previa tutela cautelare -- del provvedimento n. D/1214 del 16/3/2026 – notificato il 18/3/2026 - dell'Ambasciata d'Italia in New Delhi con il quale si dispone il diniego del visto d’ingresso in Italia per lavoro subordinato; - di qualsiasi altro atto che sia o possa considerarsi presupposto o conseguenza dell'atto come sopra impugnato e che con lo stesso sia comunque posto in rapporto di correlazione.

Giustizia amministrativa202606373

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso in Italia per lavoro subordinato adottato dall’Ambasciata d’Italia in New Delhi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato, deducendo eccesso di potere, difetto di istruttoria e difetto di motivazione. Il provvedimento aveva ritenuto dubbia e inattendibile la documentazione prodotta nella fase endoprocedimentale, in particolare il contratto di lavoro nel quale, al posto del nominativo del richiedente, risultava indicata una persona diversa. Il Ministero ha difeso la legittimità del diniego richiamando le incongruenze documentali e la competenza delle sedi diplomatico-consolari a valutare il reale scopo del viaggio per i visti nazionali di lungo soggiorno, nonché ad accertare l’autenticità e l’affidabilità degli atti e dei fatti rilevanti, soprattutto in presenza di documentazione proveniente da contesti nei quali l’affidabilità documentale sia dubbia.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo non fondati i vizi dedotti. Le circostanze documentate dalla Rappresentanza diplomatica, e in particolare l’indicazione nel contratto di lavoro del nominativo di una persona terza, sono state considerate sufficienti a rendere ragionevole il diniego del visto. Il Collegio ha quindi riconosciuto la legittimità della valutazione svolta dall’autorità diplomatico-consolare circa l’attendibilità della documentazione e il reale scopo dell’ingresso. Le spese di lite sono state compensate per giusti motivi.

Norme richiamate

  • art. 4 d.lgs. 286/1998

    La norma è richiamata quale base della competenza delle sedi diplomatico-consolari nella valutazione del reale scopo del viaggio ai fini dei visti nazionali di lungo soggiorno.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell’oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nel procedimento per il rilascio di un visto nazionale di lungo soggiorno, le sedi diplomatico-consolari possono valutare il reale scopo del viaggio e verificare l’attendibilità della documentazione prodotta dal richiedente.
  • Un’incongruenza documentale rilevante, quale l’indicazione nel contratto di lavoro del nominativo di una persona diversa dal richiedente, può giustificare il diniego del visto quando renda ragionevolmente dubbia l’autenticità o l’effettiva riferibilità del rapporto di lavoro allegato.
  • La valutazione dell’autorità diplomatico-consolare sull’affidabilità degli atti e dei fatti rilevanti per il rilascio del visto è legittima quando si fonda su circostanze documentate e concretamente idonee a porre in dubbio il reale scopo dell’ingresso.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla osta
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiEccesso di potereDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnica

Testo integrale

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