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Sentenza

Sentenza n. 8945/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento della nota trasmessa a mezzo p.e.c. il 25 marzo 2026 con la quale è stata respinta la richiesta di dilazione del finanziamento ricevuto nel mese di luglio del 2025 nell’ambito della previsioni cui alla Legge 394 del 1981;

Giustizia amministrativa202604819

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: atto con cui è stata disposta la restituzione del contributo pubblico e, secondo l'epigrafe, è stata respinta la richiesta di dilazione del finanziamento

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione erogatrice)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente ha impugnato l'atto adottato da SIMEST nell'ambito del finanziamento ricevuto nel luglio 2025 ai sensi della legge n. 394/1981, deducendone l'illegittimità e chiedendone l'annullamento. In corso di causa, la ricorrente ha dichiarato dapprima il sopravvenuto difetto di interesse all'annullamento, poiché l'amministrazione aveva rimodulato il piano di restituzione delle somme, chiedendo l'accertamento dell'illegittimità dell'atto ai fini risarcitori. All'udienza camerale ha poi dichiarato venuto meno anche l'interesse a tale accertamento, insistendo esclusivamente per la rifusione delle spese di lite.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, in quanto il comportamento satisfattivo dell'amministrazione, consistente nella rimodulazione del piano di restituzione, aveva eliminato l'interesse alla decisione sia sull'annullamento sia sull'accertamento dell'illegittimità ai fini risarcitori. Il Collegio ha rilevato, senza decidere la questione, la possibile carenza di giurisdizione del giudice amministrativo in materia di erogazione o ripetizione di contributi fondata sull'inadempimento del beneficiario alle condizioni di erogazione, richiamando la giurisprudenza dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato. Le spese sono state compensate, in ragione della definizione in rito e del comportamento satisfattivo dell'amministrazione.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, previa interlocuzione con le parti, nel giudizio trattato in camera di consiglio.

  • art. 394 l. 394/1981

    Costituisce il riferimento normativo del finanziamento pubblico oggetto della controversia; dal testo non emerge una specifica interpretazione della disposizione.

Massime di principio

  • Il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse quando, nel corso del giudizio, l'amministrazione adotta un comportamento satisfattivo che elimina l'utilità concreta dell'annullamento dell'atto impugnato e il ricorrente rinuncia anche all'eventuale domanda di accertamento dell'illegittimità ai fini risarcitori.
  • La rimodulazione del piano di restituzione delle somme finanziate può determinare il venir meno dell'interesse alla decisione sull'atto che aveva imposto o presupposto la restituzione, se il ricorrente riconosce che non residua alcuna utilità concreta dalla pronuncia.
  • La possibile carenza di giurisdizione in materia di erogazione o ripetizione di contributi pubblici fondata sull'inadempimento del beneficiario, quando non è necessario deciderla per la sopravvenuta carenza di interesse, può restare assorbita e non definita nella sentenza.

Come è indicizzato

MaterieRevoca e recupero dei contributiEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiContributi e finanziamenti pubbliciProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseRiparto di giurisdizione

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