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Cassazione Penale, Ordinanza n. 09016/2025 del 04/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo infondato il motivo sulla motivazione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano del 1 ottobre 2024, con cui era stata affermata la sua responsabilità per il reato di tentata rapina. L'unico motivo deduceva il vizio di motivazione, sostenendo l'illogicità del ragionamento decisorio posto a base della condanna. La Corte di cassazione ha ritenuto la censura manifestamente infondata, osservando che il vizio motivazionale deducibile in cassazione ex art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p. riguarda solo le aporie logiche interne del provvedimento e non consente una rivalutazione del compendio probatorio. Ha inoltre richiamato il principio secondo cui, ai fini della rapina, non è necessaria la contestualità assoluta tra sottrazione e violenza/minaccia, essendo sufficiente un intervallo temporale che non spezza l'unitarietà dell'azione finalizzata a mantenere il possesso della cosa o ad assicurare l'impunità.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Richiamato come norma che disciplina il tentativo, in relazione al reato contestato di tentata rapina.

  • art. 628 c.p.

    Richiamato come norma incriminatrice della rapina, ai fini della configurazione della tentata rapina contestata all'imputato.

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    Il vizio denunciabile è solo quello che emerge da un effettivo contrasto logico interno della motivazione con massime di esperienza o con altre affermazioni della sentenza, non una nuova valutazione del merito.

  • art. 616 c.p.p.

    La condanna al pagamento delle spese processuali e della somma alla Cassa delle ammende consegue alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, il vizio di motivazione è deducibile solo nei limiti del controllo di logicità interna del provvedimento, senza che sia consentita una rivalutazione delle acquisizioni processuali o del merito della prova.
  • Una doglianza che si limiti a prospettare l'illogicità della motivazione, senza evidenziare un effettivo contrasto argomentativo interno o con massime di esperienza, è destinata a essere dichiarata inammissibile o manifestamente infondata.
  • Ai fini della rapina, non è richiesta una perfetta contestualità temporale tra la sottrazione e l'uso di violenza o minaccia: è sufficiente che gli atti siano inseriti in un'unica sequenza finalizzata a impedire il recupero della cosa o ad assicurare l'impunità.
  • In presenza di ricorso per cassazione dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento della somma in favore della Cassa delle ammende, salvo diversa previsione.
  • La verifica di legittimità sulla motivazione della sentenza deve limitarsi all'esistenza di un apparato argomentativo razionale e non alla sua rispondenza alle emergenze istruttorie secondo una nuova lettura del materiale probatorio.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRapina
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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