Cassazione Penale, Sentenza n. 17201/2025 del 07/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza del 30/05/2024 della Corte d'appello di Reggio Calabria per mancato riconoscimento della continuazione tra il reato associativo (già accertato nel procedimento "Alta Tensione") e i reati-fine di estorsione (in particolare il capo E) nonché il patto elettorale politico-mafioso. Il ricorrente sosteneva l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, fondato su comuni soggetti, contesto spazio-temporale ed elemento intenzionale, e che l'emersione del nuovo delitto avrebbe fornito nuova chiave di lettura per riconoscere la continuazione. Si segnala inoltre che è stata rigettata la richiesta di trattazione orale per tardività.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha confermato la decisione della Corte d'appello che aveva riconosciuto la continuazione solo tra il reato associativo e il patto elettorale politico-mafioso ma non con le estorsioni già definitivamente accertate nel procedimento "Alta Tensione". La Cassazione ha ritenuto legittima la motivazione della Corte territoriale che ha richiamato l'irrevocabilità del giudicato (impossibilità di rimettere in discussione accertamenti già definitivi) e, quanto al capo E), l'estemporaneità della condotta estorsiva: la determinazione a commettere l'estorsione sarebbe insorta successivamente alla conclusione del patto illecito, come reazione alla resistenza del politico Nucera. La sentenza richiama i principi giurisprudenziali sulla continuazione (necessità di un disegno criminoso unitario e preordinato) e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 81, comma secondo, cod. pen.
La continuazione richiede l'esistenza di un unico disegno criminoso, preventivamente programmato almeno nelle linee essenziali; la singola manifestazione criminosa deve costituire attuazione dilazionata di un medesimo intento.
art. 606, comma 1, lett. b) e c), cod. proc. pen.
Norma invocata dal ricorrente per formulare i motivi di cassazione (vizi di motivazione e di diritto nella decisione impugnata).
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Disposizione applicata per la presentazione e la redazione delle parti del ricorso (rilievi e esposizione delle censure).
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo e altre pronunce citate)
Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo
Richiamati i precedenti che definiscono i criteri per il riconoscimento della continuazione: omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, programmazione preesistente; la mera reiterazione o l'abitualità non sono di per sé sufficienti.
Massime di principio
- La continuazione richiede un disegno criminoso unitario e preordinato: se i reati successivi sono stati decisi solo dopo la commissione del primo o in reazione a eventi imprevisti, la continuazione non sussiste.
- Se vi è un giudicato definitivo che ha già deciso l'assenza di continuazione tra fatti, quella statuizione non può essere rimessa in discussione in successivi gradi di giudizio.
- Indicatori utili per riconoscere la continuazione: omogeneità dei reati e del bene giuridico protetto, contiguità spazio-temporale, modalità operative sovrapponibili, esistenza di un piano generale già delineato al momento del primo fatto.
- La mera partecipazione a un medesimo sistema criminoso o la comune appartenenza ad una consorteria non basta di per sé a stabilire la continuazione con ogni singolo reato commesso nel tempo; serve la prova della preordinazione specifica delle condotte.
- Per la difesa: puntare a dimostrare l'estemporaneità o la reattività delle singole condotte (mancanza di programmazione antecedente) e sfruttare giudicati preesistenti favorevoli; per l'accusa: cercare prove che attestino la pianificazione e le comunicazioni precedenti alla prima violazione.
- La qualificazione di continuità ha impatto diretto sulla determinazione della pena: va valutata con attenzione e motivazione puntuale dal giudice considerando tutti gli indici indicati dalla giurisprudenza consolidata.
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