Cassazione Penale, Sentenza n. 49686/2022 del 30/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione del decreto di sequestro preventivo dell'importo di euro 699.900,00 e dell'autovettura Volkswagen FN 308 HC, per presunta ricettazione. Il ricorrente denunciava violazione degli artt. 321 c.p.p. e 648 c.p. per mancata individuazione e prova del reato presupposto (ricettazione fondata su mera apparenza), nonché vizio di motivazione e violazione dell'art. 125 c.p.p. per carenza o apparente della motivazione, rilevando che gli elementi probatori si fondavano essenzialmente sulla reazione olfattiva dell'unità cinofila e non su prove concrete della provenienza illecita del denaro; si sosteneva altresì che la documentazione difensiva che giustificava la provenienza lecita del denaro era stata ignorata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. Ha confermato che il GIP aveva correttamente individuato molti elementi indiziari convergenti (denaro occultato in un doppiofondo del bagagliaio dell'auto intestata e in uso al ricorrente, modifica strutturale del veicolo con doppiofondo, assenza di giustificazioni plausibili sulla provenienza della somma, incompatibilità con la capacità reddituale del ricorrente, esito positivo dell'unità cinofila, e circostanze del viaggio ritenute incongrue rispetto alla somma trasportata) e che tali elementi, nel quadro cautelare, configurano il fumus commissi delicti per la ricettazione. La Corte ha ribadito il principio secondo cui non è necessario accertare integralmente il reato presupposto né la sua tipologia nei procedimenti cautelari e che l'art. 321 c.p.p. consente il sequestro di cose anche solo indirettamente pertinenti al reato; ha altresì ritenuto la motivazione adeguata e non apparente. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 321 cod. proc. pen.
Consente il sequestro preventivo delle cose "pertinenti al reato": la Corte interpreta la pertinenza in senso ampio, comprendendo anche beni legati indirettamente al reato (es. veicolo con doppiofondo usato per occultare proventi illeciti) senza richiedere un collegamento strutturale o funzionale pieno.
art. 648 cod. pen. (ricettazione)
La Corte conferma che, ai fini del fumus per la ricettazione, non è necessario identificare integralmente il reato presupposto o i suoi autori: è sufficiente una prova logica e indiziaria convergente che renda astrattamente configurabile la provenienza illecita dei beni.
art. 125 cod. proc. pen.
Norma sulla motivazione degli atti: la Corte ricorda che il vizio di motivazione sussiste solo se la motivazione è totalmente assente o priva dei minimi requisiti di coerenza, completezza e ragionevolezza; nel caso concreto la motivazione del GIP è stata ritenuta adeguata.
art. 606, lett. b) cod. proc. pen.
Prevede il motivo di ricorso per cassazione relativo a violazione di legge; il ricorso era proposto con tale motivo ma la Corte ha ritenuto infondate le doglianze addotte.
Massime di principio
- In ambito cautelare il sequestro di denaro e di beni mobili (es. autovettura) può essere disposto sulla base del fumus commissi delicti desumibile da elementi indiziari convergenti anche se non è stato accertato il reato presupposto nella sua interezza.
- L'occultamento del denaro (es. doppiofondo) e la sua stretta incompatibilità con la capacità reddituale del possessore costituiscono indizi assai rilevanti per ritenere una probabile provenienza illecita.
- La segnalazione positiva di un'unità cinofila specializzata può essere valorizzata come elemento indiziario idoneo a dimostrare pregressa presenza di stupefacenti nel veicolo e, quindi, a corroborare il fumus di attività illecite legate al bene.
- La pertinenza ai sensi dell'art. 321 c.p.p. non richiede un collegamento strutturale pieno; anche un legame strumentale o indiretto finalizzato all'agevolazione di reati analoghi può giustificare il sequestro preventivo.
- La contestazione della motivazione in Cassazione deve essere fondata su un reale vizio di illogicità, incompletezza o assenza della motivazione: il semplice dissenso sulla valutazione degli elementi probatori da parte del giudice di merito non integra di per sé un vizio di legge.
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