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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 18549/2021 del 30/06/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello che, pur avendo escluso la responsabilità personale di Bucci per carenza di legittimazione passiva, aveva rideterminato il risarcimento a favore dei De Giorgio in euro 13.500 a carico della società, escludendo il più ampio risarcimento in presenza di una clausola penale di euro 20.000. I motivi di cassazione denunciavano: omissione di pronuncia rispetto a questioni di tardività dell'appello; omissione di esame sulla legittimazione e sul potere rappresentativo di Bucci; erronea valutazione della sussistenza di responsabilità personale e della natura limitativa o esonerativa della clausola penale (violazione artt. 1229, 1382 c.c. e norme processuali).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse il primo motivo in ragione della revocazione della sentenza d'appello e, sul merito, ha ritenuto infondate le altre censure: ha confermato che la mancata tempestiva eccezione sulla legittimazione del rappresentante esclude l'onere degli attori di provarne la nullità; ha affermato che il mutamento dell'organo rappresentativo non invalida la procura alle liti conferita; ha valutato come insindacabile in sede di legittimità l'apprezzamento di fatto dei giudici di merito circa la caratura della clausola penale e la relativa incidenza sull'esclusione di ulteriori danni. In particolare la Corte ha ritenuto che la penale di €20.000 (circa un terzo del corrispettivo) non fosse "irrisoria" e pertanto non configurasse una clausola di esonero della responsabilità ai sensi dell'art.1229 c.c.; essendo la penale pattuita in modo unitario per inadempimento totale o parziale, ha escluso il più ampio risarcimento ai sensi dell'art.1382 c.c. Sono state condannate le parti ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio (liquidate in €5.300 oltre accessori) e a eventuale ulteriore contributo unificato ai sensi del DPR 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 1382 c.c.

    La Corte ha ritenuto che la clausola penale pattuita in senso unitario per l'inadempimento totale o parziale esclude il diritto al risarcimento ulteriore ai sensi di questo articolo, quando la penale non sia irrisoria.

  • art. 1229 c.c.

    Il divieto di pattuire clausole che esonerano da responsabilità per dolo o colpa grave è stato interpretato tenendo conto della congruità concreta della penale: una penale non irrisoria non costituisce clausola limitativa/esonerativa vietata.

  • art. 2033 c.c.

    Citato tra le norme richiamate dai ricorrenti; non risultano motivazioni della Corte tese a modificarne l'interpretazione consolidata nella decisione impugnata.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato fra le norme processuali invocate; la Corte ha valutato le censure processuali contestando la possibilità di sindacare apprezzamenti di fatto non impugnabili in sede di legittimità.

  • art. 360 c.p.c. (co.1, nn.3,4,5)

    Norme di cassazione sulle ragioni di nullità, omissione di pronuncia e vizio di motivazione: la Corte ha esaminato i motivi e li ha ritenuti, in massima parte, inammissibili o infondati, anche per sopravvenuta carenza di interesse o per insindacabilità degli apprezzamenti di fatto.

  • art. 75 c.p.c.

    Richiama il potere di valutazione delle prove/documenti: la Corte ha rigettato censure sulla mancata acquisizione/valutazione di atti relativi alla rappresentanza, ribadendo l'onere di tempestiva eccezione a chi contesta la legittimazione.

  • art. 100 c.p.c.

    Richiamato dai ricorrenti in ordine a valutazioni probatorie; la Corte ha ritenuto non fondate le doglianze sulla falsa applicazione di norme probatorie quando si attaccano apprezzamenti di fatto del giudice di merito.

  • art. 372 c.p.c.

    Norma citata in relazione al deposito di una sentenza di revocazione che ha rilevanza sulla tempestività e sull'interesse ad impugnare; la Corte ha dato rilievo alla conoscenza legale della notifica.

  • art. 13 DPR 115/2002

    Norma sul contributo unificato; la Corte ha disposto l'applicazione dell'ulteriore contributo in caso di esistenza dei presupposti previsti dalla norma.

Massime di principio

  • La clausola penale, se non "irrisoria" rispetto alla prestazione e valutata concretamente dal giudice di merito, non configura di per sé una clausola esonerativa vietata dall'art.1229 c.c.
  • Se la penale è pattuita in modo unitario per l'inadempimento totale o parziale, il creditore che esige la penale perde il diritto a un ulteriore risarcimento ai sensi dell'art.1382 c.c., salvo che provi dolo o colpa grave del debitore.
  • La valutazione della congruità della penale richiede una ricostruzione della volontà delle parti nel momento genetico del contratto e una prognosi sull'entità presumibile del danno futuro, non il confronto con il danno effettivamente verificatosi ex post.
  • In tema di rappresentanza processuale, chi si costituisce come legale rappresentante ha l'onere di allegare la propria qualità solo se contestata; chi contesta la legittimazione deve sollevare l'eccezione tempestivamente e fornire la prova negativa.
  • La sostituzione o cessazione dell'organo rappresentativo dopo il rilascio della procura non inficia l'efficacia della procura alle liti conferita precedentemente, salvo revoca esplicita del mandato.
  • La revocazione della sentenza d'appello che era oggetto di ricorso per cassazione può determinare la cessazione della materia del contendere e la conseguente sopravvenuta carenza di interesse al ricorso per cassazione.
  • In Cassazione non sono sindacabili valutazioni di fatto e apprezzamenti probatori operati dai giudici di merito, salvo errori di diritto o vizio di motivazione che incidano sulla legge applicabile.

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