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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36183/2023 del 30/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Moretti impugnava la sentenza del Tribunale di Pordenone che lo aveva condannato, per il reato previsto dall'art. 71, comma 1, d.lgs. n. 81/2008, alla pena di euro 5.100 di ammenda per aver omesso di mettere a disposizione dei dipendenti attrezzature e impianti conformi ai requisiti di sicurezza (fatto accertato in Fiume Veneto il 28/02/2017). Il ricorso sollevava quattro motivi: (1) mancata considerazione dei rilievi tecnici prodotti dalla difesa (consulenti Gabelli e Campolo) che avrebbero dimostrato la conformità originaria/adeguata delle misure tecnologiche e organizzative; (2) carenza degli elementi oggettivo e soggettivo del reato, essendo provata la regolarità degli impianti e l'assenza di pericolo; (3) mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della causa di non punibilità; (4) erronea determinazione della pena base nonostante la collaborazione e le spese sostenute dall'imputato (circa €289.000). La Corte ha ritenuto fondati e assorbenti i primi due motivi, rilevando che il Tribunale aveva illegittimamente dato rilievo alla regolarizzazione amministrativa successiva (sanatoria) come se fosse una confessione, senza affrontare e motivare le censure tecniche sollevate dalla difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Pordenone. I giudici di legittimità hanno ritenuto che il Tribunale non abbia adeguatamente valutato e motivato le contestazioni tecniche proposte dai consulenti della difesa e che non sia lecito desumere automaticamente la responsabilità penale dall'adempimento della procedura amministrativa di regolarizzazione; per tali ragioni la motivazione è carente e la sentenza va annullata e rinviata. Sono state assorbite le ulteriori doglianze sollevate nel ricorso.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 81/2008, art. 71, comma 1

    Norma contestata come base del reato: responsabilità del datore di lavoro per omessa messa a disposizione di attrezzature/impianti conformi alla normativa di sicurezza

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 3, n. 7678 del 13/01/2017, Rv. 269140)

    Principio secondo cui l'esercizio dell'azione penale non è condizionato dagli esiti del procedimento amministrativo di sanatoria: la regolarizzazione amministrativa non prova di per sé la sussistenza del reato

Massime di principio

  • La regolarizzazione amministrativa successiva (sanatoria) non costituisce prova automatica della responsabilità penale: i due ambiti sono distinti e il giudice penale deve valutare i fatti e le condizioni esistenti al momento del reato
  • Quando la difesa produce consulenze tecniche che contrastano la ricostruzione accusatoria, il giudice deve espressamente esaminarle e motivare il loro eventuale disconoscimento; la mancata valutazione costituisce vizio motivazionale
  • La prova della sussistenza dell'elemento oggettivo (pericolo/esposizione a rischio) e soggettivo (consapevolezza/colpevolezza) richiede accertamenti tecnici specifici: la mera esecuzione di interventi successivi non esaurisce la valutazione
  • Se la motivazione del giudice è insufficiente o non affronta le deduzioni tecniche della difesa, la conseguenza tipica è l'annullamento con rinvio per un nuovo giudizio che approfondisca tali profili
  • Le misure economiche o la collaborazione dell'imputato (esborso per adeguamenti, comportamento collaborativo) possono influire sulla determinazione della pena o sull'applicazione di circostanze attenuanti, ma non sostituiscono l'analisi della configurabilità del reato
  • In giudizi che coinvolgono profili tecnico-specialistici, è particolarmente importante che il giudice confronti chiaramente le diverse relazioni peritali e spieghi le ragioni della preferenza per una valutazione piuttosto che un'altra

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