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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38553/2025 del 28/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla P.G. per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. n. 309/1990. Il ricorrente deduceva vizi di motivazione per avere il Tribunale ritenuto non credibile la sua versione secondo cui la sostanza era per uso personale; contestava la mancata valorizzazione della documentazione sulla disponibilità economica e l'errata valutazione del quantitativo detenuto (sosteneva 5 grammi e non 50 grammi), richiedendo diversa interpretazione delle intercettazioni e della perquisizione dell'autovettura a lui intestata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le censure proposte consistessero in una diversa valutazione dei fatti e delle intercettazioni riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità, salvo profili di manifesta illogicità o violazione di legge specifica, non riscontrati. Il Tribunale aveva motivato logicamente che le conversazioni, la frequenza e i quantitativi richiesti (ripetute richieste "per cinque amici" o "mandami qualcuno con cinquanta") e il coinvolgimento dell'indagato nel circuito dei coniugi De Martino indicavano destinazione a terzi. Conseguentemente la Corte ha anche condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sostanziale che disciplina il reato di illecita detenzione/spaccio di stupefacenti; qui richiamata quale titolo del reato per cui è stata disposta la misura cautelare.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che prevede la condanna alle spese e l'ammenda alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile; applicata per imporre il pagamento di euro tremila.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017, Paviglianiti; Sez. 6, n. 11194 dell'8/03/2012, Lupo; Sez. 2, n. 35181 del 22/05/2013, Vecchio; Sez. 6, n. 11794 dell'11/02/2013, Melfi)

    Principio secondo cui il ricorso per cassazione contro misure cautelari è ammissibile solo per violazione di norme specifiche o per manifesta illogicità della motivazione; la valutazione dei fatti, l'interpretazione delle intercettazioni e la diversa ricostruzione probatoria sono rimessi al giudice di merito e non sindacabili in sede di legittimità salvo casi di manifesta irragionevolezza.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro misure cautelari è normalmente inammissibile quando mira solo a una diversa valutazione dei fatti o delle intercettazioni: la Corte di cassazione verifica solo violazioni di norme o manifesta illogicità della motivazione.
  • L'interpretazione del contenuto delle intercettazioni e la valutazione della loro rilevanza probatoria sono questioni di merito riservate al giudice di merito; la legittimità interviene solo se la motivazione è contraddittoria, illogica o in violazione di diritto.
  • Argomenti indiziari quali la frequenza delle richieste di stupefacente, l'entità e la ricorrenza dei quantitativi richiesti e il coinvolgimento in un circuito di approvvigionamento possono legittimamente far ritenere la destinazione a terzi, anche se nel singolo rinvenimento il quantitativo è limitato.
  • La documentazione atta a giustificare uso personale (es. disponibilità economica) può risultare irrilevante se altre risultanze (intercettazioni, modalità e ripetitività delle condotte) indicano finalità di spaccio.
  • In caso di inammissibilità del ricorso la parte ricorrente può essere condannata al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende secondo l'art. 616 c.p.p.

Testo integrale

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