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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3409/2024 del 29/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto la restituzione di una somma di denaro sottoposta a sequestro probatorio nell'ambito di un procedimento per reati previsti dagli artt. 73 e 74 d.P.R. 309/90. Il PM aveva respinto la richiesta e il GIP di Messina, con ordinanza del 20/10/2022 e successivo provvedimento del 11/07/2023, aveva rigettato l'opposizione ai sensi dell'art. 263, comma 5, c.p.p. Successivamente il ricorrente è stato condannato e la somma è stata oggetto di confisca da parte del giudice di merito. La difesa denunciava che, in sede di rinvio dopo annullamento, il Tribunale non si era adeguato al dictum della sentenza di annullamento: non aveva indicato, nemmeno sommariamente, le finalità probatorie del sequestro che giustificassero il suo mantenimento e aveva invece fatto leva sulla sopravvenuta confisca, argomento non decisivo in sede cautelare non definitiva.

La decisione

La Corte ha annullato il provvedimento impugnato e ha disposto il rinvio al Tribunale di Messina per nuovo giudizio. Ha ritenuto che il giudice del rinvio fosse tenuto a motivare, anche sommariamente, le esigenze probatorie che giustificavano il mantenimento del sequestro (che rimane l'unico titolo legittimante la temporanea ablazione del bene), indipendentemente dal fatto che il giudice della cognizione avesse disposto la confisca non definitiva. Perciò l'omessa indicazione delle finalità probatorie ha reso il provvedimento carente di motivazione.

Norme richiamate

  • art. 263, comma 5, c.p.p.

    Norma procedurale che disciplina l'opposizione ai provvedimenti cautelari; la Corte rileva che, in caso di riesame del sequestro probatorio, il giudice deve motivare le esigenze probatorie che giustificano il mantenimento del vincolo

  • artt. 73 e 74 d.P.R. 309/90

    Reati in materia di stupefacenti a cui è riferito il procedimento per il quale la somma è stata sequestrata; la qualificazione del denaro quale 'corpo del reato' o profitto rileva ai fini della pertinenzialità, ma non esonera il giudice cautelare dall'indicare le finalità probatorie

  • Giurisprudenza di legittimità citata (es. Sez. U, 19.4.2018 Rv.273548; Sez. 6, 12/09/2018 Rv.274781; n.3031 del 20/09/2022, Giordano, Rv.283946)

    Orientamenti secondo cui il decreto di sequestro, anche quando riguarda cose costituenti corpo di reato, deve indicare in modo, seppur conciso, le finalità probatorie perseguita per l'accertamento dei fatti; la Corte applica questi principi al caso in esame

Massime di principio

  • Il sequestro probatorio richiede sempre una motivazione specifica — anche sintetica — sulle finalità probatorie perseguite; non basta richiamare la pertinenzialità o la qualifica di "corpo del reato"
  • La sopravvenuta confisca disposta in sede di merito non definitiva non esclude il dovere del giudice cautelare di riesaminare e motivare il mantenimento del sequestro: il provvedimento di sequestro resta l'unico titolo per la temporanea ablazione del bene
  • Dopo annullamento da parte del giudice di legittimità, il giudice di rinvio deve conformarsi al dictum della Cassazione e, se mantiene il sequestro, deve indicare le ragioni probatorie che lo giustificano
  • La motivazione del provvedimento cautelare può essere concisa ma deve specificare, anche sommariamente, la necessità del vincolo per l'accertamento dei fatti; l'omissione comporta annullamento e rinvio
  • In situazioni analoghe, la difesa può efficacemente impugnare il mantenimento del sequestro se il provvedimento manca di una motivazione sulle esigenze probatorie, anche quando esista una pronuncia di confisca non ancora definitiva

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