Cassazione Penale, Sentenza n. 20131/2024 del 21/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione del sequestro preventivo disposto dal GIP (art. 321 c.p.p.) su somme per 1.541.602,00 euro (eseguito per 465.540,00 euro) contestando la sussistenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora. Montanari ha sostenuto che i bonifici ricevuti dalla Tricomef s.r.l. erano corrispettivi legittimi per la cessione di quote di MDM Holding e per la cessione di marchi/brevetti, che non era autore delle movimentazioni bancarie, che non era consapevole di distrazioni illecite, che le causali bancarie non dipendevano da lui e che non c'era rischio concreto di dispersione (anche perché parte delle somme risultavano trasferite su conti correnti ordinari e il conto svizzero era in suo possesso da anni). Ha dunque dedotto violazioni e carenze di motivazione relative alla valutazione degli elementi indiziari, all'accertamento del dolo e alla giustificazione del periculum.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione adeguata e coerente sul fumus commissi delicti e sul periculum: elementi indiziari ritenuti decisivi includevano la genericità e incongruenza delle causali dei bonifici, l'assenza di riscontri contabili e bancari a giustificazione della cessione dei marchi, registrazioni contabili anomale nella Tricomef, lo scambio di e-mail che indica consapevolezza della natura dei pagamenti e i trasferimenti per oltre un milione di euro su un conto svizzero. Pertanto il sequestro preventivo (anche finalizzato alla confisca) è stato confermato nei suoi presupposti e il ricorso è stato respinto; il ricorrente è stato onerato delle spese. La Corte ha inoltre ricordato i limiti del sindacato di legittimità sulle censure di merito in materia cautelare reale.
Norme richiamate
art. 321 cod. proc. pen.
Norma che disciplina il sequestro preventivo, sia nella funzione impeditiva sia in vista della confisca del profitto del reato; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito abbia correttamente motivato sia il fumus commissi delicti sia il periculum in mora ai sensi dell'articolo.
art. 240 cod. pen.
Richiamato in relazione alla confisca del profitto del reato; il sequestro finalizzato alla confisca è stato ritenuto giustificato per il concreto rischio di perdita del profitto.
art. 325 cod. proc. pen.
Stabilisce i limiti del ricorso per cassazione in materia cautelare reale (consentito per violazione di legge); la Corte ha applicato questo principio, ritenendo che non sussistessero violazioni di legge né una motivazione radicalmente carente.
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede l'onere delle spese a carico della parte quando il ricorso è inammissibile; la Corte ha disposto l'onere delle spese per il ricorrente in base alla giurisprudenza richiamata.
art. 606 cod. proc. pen.
Richiamato come norme pertinenti ai motivi di impugnazione (lett. b) ed e)) che indicano le censure sollevate dal ricorrente sulla motivazione e sulla violazione di legge; la Corte ha ritenuto le censure manifestamente infondate.
artt. 125, 192, 324 cod. proc. pen.
Norme processuali ed evidenziate dalla difesa in relatione al periculum in mora e alle garanzie probatorie; la Corte ha ritenuto corretta la valutazione del pericolo di dispersione e l'adeguatezza delle garanzie processuali nella motivazione del Tribunale.
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea / Prot. 1 CEDU (richiamo ai principi di proporzionalità e tutela della proprietà)
Richiamati dalla difesa per il principio di proporzionalità delle misure che incidono sul diritto di proprietà; la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato la necessità della misura cautelare e non fosse violato il contenuto essenziale del diritto alla proprietà.
Massime di principio
- Per ottenere un sequestro preventivo reale il giudice valuta indizi concreti (fumus commissi delicti) e un pericolo attuale di dispersione (periculum in mora); la motivazione può basarsi su elementi contabili, incongruenze nelle causali, scambi di e-mail e trasferimenti di fondi all'estero.
- In fase cautelare la valutazione degli indizi è interlocutoria: il giudice del riesame può dare peso alle incongruenze documentali anche se non c'è ancora una condanna definitiva; la Cassazione sindaca in via limitata e solo per vizio di legge o per carenza radicale di motivazione.
- Chi riceve somme rilevanti da una società terza dovrebbe documentare in modo tempestivo e probante l'origine e la giustificazione dei pagamenti (contratti con data certa, tracciabilità bancaria, documentazione contabile coerente) per contrastare efficacemente accuse di distrazione.
- Trasferire rapidamente ingenti somme all'estero, anche se il conto è di lunga data, può essere interpretato come indice di rischio di dispersione e aggravare le ragioni per un sequestro preventivo.
- Nel contestare un sequestro cautelare è fondamentale produrre prove datate e coerenti (strumenti di pagamento, registrazioni contabili della controparte, corrispondenza che dimostri l'effettivo rapporto contrattuale e l'utilizzo economico dei beni acquistati) e argomentare specificamente i profili di proporzionalità e temporaneità della misura.
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