Cassazione Penale, Sentenza n. 6287/2025 del 17/02/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza della Corte d'Appello di Messina che aveva dichiarato inammissibile l'atto di appello proposto contro la sentenza del Tribunale di Messina che aveva dichiarato il COCO colpevole del reato di tentato furto in luogo destinato a privata dimora con violenza sulle cose (art.56, 624‑bis, 625 c.1 n.2 c.p.) e lo aveva condannato a tre anni di reclusione e a €900 di multa. Il ricorrente ha dedotto che l'appello era sufficientemente specifico sia in fatto che in diritto, contestando in particolare l'enunciazione apodittica della responsabilità e la qualificazione della circostanza aggravante della "violenza sulle cose" (i testi avrebbero escluso la forzatura del cancello), nonché la determinazione della pena (mancata specificazione della riduzione per il tentativo e base di calcolo molto superiore al minimo edittale senza motivazione). Inoltre il difensore lamentava la mancata comunicazione delle conclusioni del P.G. alla difesa e chiedeva rinvio dell'udienza. Il Pubblico Ministero aveva chiesto l'annullamento con rinvio dell'ordinanza impugnata.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondati i motivi del ricorso, osservando che l'atto di appello conteneva contestazioni adeguatamente sviluppate e puntuali rispetto ai profili decisivi della sentenza di primo grado, mentre l'ordinanza impugnata non dava adeguata contezza delle ragioni di inammissibilità e, in sostanza, aveva anticipato un giudizio di manifesta infondatezza delle censure difensive, principio estraneo all'ambito di applicazione dell'art.591 c.p.p. Il Collegio ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello di Messina per l'ulteriore corso del procedimento.
Norme richiamate
Codice di procedura penale
art.581 lett. d), art.591 (comma II)
Le norme disciplinano i casi di inammissibilità dell'appello; secondo il Collegio non sono applicabili per rigettare un appello che contenga motivi specifici e sviluppati. La Corte non può dichiarare inammissibile l'appello anticipando un giudizio di manifesta infondatezza che attiene al merito e non all'esame di ammissibilità.
Codice penale
art.56, art.624‑bis, art.625 comma 1 n.2, art.133
Gli articoli sostanziali definiscono il reato contestato (tentativo, furto in luogo destinato a privata dimora, aggravante della violenza sulle cose) e i criteri per la determinazione della pena (art.133). La sentenza di primo grado è stata censurata per motivazione lacunosa nella determinazione della pena base e nella mancata esplicita indicazione della diminuzione per il tentativo.
Massime di principio
- L'inammissibilità dell'appello ai sensi degli artt. 581 e 591 c.p.p. richiede che i motivi di gravame siano del tutto carenti di specificità: se l'appello indica concretamente le ragioni di dissenso rispetto alla motivazione di primo grado, deve essere ammesso.
- Il sindacato di ammissibilità non può trasformarsi in un esame sommario del merito: la Corte d'appello non deve anticipare una valutazione di manifesta infondatezza delle censure quando l'appello contesta in modo puntuale la motivazione del primo giudice.
- Quando la sentenza di primo grado è laconicamente motivata su circostanze aggravanti o sul calcolo della pena, l'appello che richiama elementi di fatto (es. dichiarazioni di testimoni) e contestazioni di diritto deve essere considerato sufficientemente specifico.
- La determinazione della pena deve risultare adeguatamente motivata: la misura della riduzione per il tentativo e i criteri di quantificazione della pena base devono essere esplicitati, pena l'impugnabilità della decisione per difetto di motivazione.
- Eventuali irregolarità procedurali (ad es. mancata comunicazione delle conclusioni del P.G. alla difesa) possono giustificare la richiesta di rinvio e influire sull'ammissibilità o sul corretto svolgimento dell'udienza.
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