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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25944/2024 del 03/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Brescia che aveva rigettato la loro istanza di restituzione nel termine per proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello del 1/4/2022 (divenuta irrevocabile il 17/6/2022). Hanno dedotto che l'omessa proposizione del ricorso è conseguenza della negligenza del difensore di fiducia (assenza all'udienza conclusiva, mancata produzioni di conclusioni scritte, mancata comunicazione tempestiva dell'esito), che li avrebbe rassicurati e tenuti all'oscuro. Hanno sostenuto di avere assolto ai doveri di controllo verso il legale e chiesto attività istruttoria e audizione di testimoni.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi: ha ritenuto infondato il motivo procedurale (la decisione poteva essere assunta de plano ai sensi dell'art. 175, comma 4, c.p.p.) e ha ritenuto insufficiente la documentazione offerta per dimostrare l'adempimento dell'onere di vigilanza sull'operato del difensore. Ha ricordato che la mera negligenza del difensore non costituisce automaticamente causa di forza maggiore e che, se il difensore è domiciliatario, l'imputato deve provare una periodica attività di ricerca di informazioni presso di lui (date, frequenza, modalità, pagamenti, incontri, comunicazioni). Poiché i ricorrenti non hanno fornito tali elementi specifici, la richiesta di restituzione è stata respinta e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 175 cod. proc. pen.

    Consente al giudice dell'esecuzione di decidere de plano sull'istanza di restituzione nel termine; la restituzione richiede prova di cause di forza maggiore o caso fortuito e l'onere, a carico dell'imputato, di dimostrare la diligente vigilanza sull'operato del difensore

  • art. 127 cod. proc. pen.

    citato come non applicabile

    La disciplina dell'art.127 (udienza in contraddittorio) non trova richiamo automatico nell'art.175, comma 4; pertanto il provvedimento può essere assunto de plano senza udienza

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali: i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese in caso di rigetto

Massime di principio

  • La sola negligenza del difensore non basta automaticamente per ottenere la restituzione del termine: è necessario provare che l'imputato ha svolto una vigilanza attiva e periodica sull'operato del legale.
  • Se il difensore è anche domiciliatario, l'imputato deve dimostrare contatti e verifiche periodiche (date, frequenza, modalità), pagamenti, solleciti e, se possibile, produrre documenti o testimonianze che attestino tali verifiche.
  • Le rassicurazioni verbali del professionista circa l'andamento del processo non sono di per sé sufficienti: servono elementi oggettivi (messaggi, e-mail, ricevute, testimoni) che comprovino la relazione e le comunicazioni intercorse.
  • Nella istanza ex art.175 c.p.p. occorre fornire dettagli specifici (quando si è tentato di informarsi, con quale frequenza, quali risposte sono state ricevute, prova dei pagamenti, eventuali assenze del difensore alle udienze) e non mere affermazioni generiche.
  • Il giudice dell'esecuzione può decidere senza fissare udienza ai sensi dell'art.175, comma 4; dunque bisogna presentare una richiesta ben documentata sin dall'inizio per evitare un rigetto de plano.
  • Passi pratici consigliati in situazioni analoghe: raccogliere e conservare tutte le comunicazioni con il difensore (sms, e-mail, PEC), prove di pagamenti, dichiarazioni di testimoni (familiari, collaboratori dello studio), lettere raccomandate/PEC di sollecito; indicare date e modalità dei contatti nella istanza ex art.175.

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