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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43182/2024 del 27/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Più ricorsi con distinti profili: (1) il ricorso della Procura Generale contestava le assoluzioni di Belsito e Tamburro dall'art. 512-bis c.p., sostenendo errata applicazione della norma e ritenendo sufficiente l'ingerenza degli "interponenti" nella gestione societaria anche senza prova di apporto finanziario; (2) Gallarato impugnava la condanna ex art. 8 D.lgs. n. 74/2000 per concorso in emissione di fatture per operazioni inesistenti, deducendo assenza del dolo finalizzato all'evasione e del contributo causale (sosteneva che le sue attività professionali fossero successive e non concorrenti alla fattispecie); (3) Serratore impugnava la sua condanna per partecipazione all'associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p., con aggravamento ex comma 4 e 5), deducendo vizio di motivazione circa la prova di intraneità nel periodo indicato, l'erronea applicazione dell'aggravante dell'arma e la sproporzione della pena; (4) Pignato criticava la conversione della sua responsabilità ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990 sostenendo l'assenza di elementi idonei a provare l'efficacia drogante della sostanza e quindi la offensività della condotta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura Generale rispetto alle assoluzioni di Belsito e Tamburro (confermando la valutazione dei giudici di merito, ivi compresa l'esclusione del dolo in capo a Tamburro). Sono stati altresì dichiarati inammissibili i rilievi di Pignato perché non proponibili in sede di legittimità; quindi il suo ricorso è stato respinto (con condanna alle spese e ad una somma alla Cassa delle Ammende). I ricorsi proposti nell'interesse di Gianmaria Gallarato e di Antonio Serratore sono stati valutati e reiettati: le condanne di merito sono state confermate e le doglianze difensive ritenute infondate o generiche. Serratore è stato inoltre condannato alla rifusione delle spese del grado sostenute dalla parte civile Comune di Carmagnola. In sintesi: impugnazioni della pubblica accusa inammissibili; ricorsi difensivi di Gallarato e Serratore respinti; ricorso di Pignato inammissibile/reso inefficace. Condanne alle spese a carico dei ricorrenti ove indicato.

Norme richiamate

  • art. 512-bis cod. pen.

    La Corte sottolinea che la configurabilità dell'interposizione fittizia non richiede necessariamente la prova di un apporto finanziario dell'interponente: ove manchi l'apporto economico, la prova dell'ingerenza gestoria e del controllo effettivo dell'impresa possono comunque legittimare la ricostruzione dell'interposizione. Tuttavia l'accertamento deve essere supportato da una ricostruzione fattuale specifica; ricorsi generici che non ripercorrono i fatti sono inammissibili.

  • art. 8 D.lgs. n. 74/2000

    La Cassazione conferma che il concorso nel reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti può ricadere anche su professionisti che, conoscendo la fittizietà delle operazioni e partecipando attivamente alla costituzione e gestione dell'ente (bilanci, trasmissione dichiarativi, tenuta scritture), hanno rappresentazione del fine criminoso e forniscono un contributo idoneo a rafforzare l'intento dei correi.

  • art. 416-bis cod. pen. (commi 4 e 5, aggravanti)

    La Corte ritiene legittima la valutazione di intraneità quando emergono, anche per via dichiarativa di collaboratori e riscontri investigativi, una partecipazione continuativa e ruoli operativi (narcotraffico, gestione armi, rapporti con altre articolazioni). L'aggravante armata può essere riconosciuta sulla base della concreta disponibilità di armi del sodalizio e degli elementi probatori che ne attestino l'uso o la detenzione rilevante nel contesto associativo, anche se talune condotte sono temporaneamente successive all'epoca della imputazione.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990 (commi 4 e 5)

    Quanto alle fattispecie di traffico di stupefacenti, la Corte conferma la possibilità di fondare la responsabilità sull'attività di intermediazione comprovata (contatti, consegna, partecipazione alla contestazione della qualità) anche quando venga discusso il grado di efficacia drogante della sostanza: la decisione processuale può ritenere idoneità allo smercio quando l'acquirente decide infine di trattenere la merce nonostante contestazioni.

Massime di principio

  • Per l'art. 512-bis c.p. non è sempre indispensabile provare un apporto finanziario dell'interponente: il controllo gestionale e la titolarità effettiva dell'impresa possono integrare l'interposizione fittizia, ma la valutazione deve essere dettagliatamente ricostruita in fatto.
  • La mera prestazione professionale (es. tenuta scritture, dichiarativi, bilanci) può integrare concorso in reati fiscali quando il professionista conosce la fittizietà delle operazioni e agisce con consapevolezza della finalità evasiva; la continuità e la centralità del ruolo rafforzano tale conclusione.
  • Nelle imputazioni di associazione mafiosa è possibile valorizzare dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni e riscontri indiziari per ricostruire intraneità anche se alcuni elementi provengono da periodi anteriori o successivi: ciò è ammesso se emerge una continuità e non una mera contiguità episodica.
  • In materia di stupefacenti la valutazione dell'idoneità della sostanza allo smercio può discendere da comportamenti pratici delle parti (es. decisione dell'acquirente di trattenere la merce): l'assenza di una prova scientifica assoluta non esclude la valutazione complessiva del contesto.
  • I ricorsi in Cassazione devono essere specifici e confrontare point by point le deduzioni di merito; censure generiche o che non ripercorrono in modo puntuale la motivazione della sentenza impugnata sono, con buona probabilità, inammissibili.

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