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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8390/2025 del 28/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Consorzio impugnava l'ordinanza di riesame che confermava il sequestro preventivo disposto sul presunto profitto del reato connesso al conseguimento di crediti d'imposta relativi al superbonus 110%. I motivi principali del ricorso erano: 1) mancato fumus commissi delicti perché i lavori sarebbero stati effettivamente eseguiti, con contratti di appalto e subappalto, computi metrici congrui, asseverazioni e visti di conformità; 2) assenza del dolo poiché le maggiorazioni in fattura rappresentavano costi di gestione del consorzio imputabili alle attività consorziate e ammessi dall'art. 119 d.l. n.34/2020; 3) errata qualifica del superbonus come sovvenzione e retroattività di eventuali interpretazioni; 4) vizio di calcolo del profitto sequestrato per non aver computato imposte e costi effettivamente sostenuti; 5) insussistenza del periculum in mora, atteso che non sarebbero state poste in essere condotte distrattive e molti crediti erano stati monetizzati.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha confermato il decreto di sequestro preventivo per equivalente relativo al profitto stimato in euro 1.438.825,03 e ha ritenuto sussistenti sia il fumus commissi delicti sia il periculum in mora. Sul punto sostanziale la Corte ha ritenuto che: a) il superbonus rientra nella nozione di "erogazione" prevista dall'art. 316-ter c.p., includendo crediti fiscali; b) la discrepanza sistematica tra gli importi fatturati dal Consorzio e quelli fatturati dalle imprese subappaltanti costituisce elemento sintomatico di un'operazione fraudolenta e legittima il fumus; c) i costi di gestione del consorzio non hanno, di per sé, il requisito di stretta funzionalità rispetto alle spese agevolabili richiesto dall'art. 119, e il credito asserito dal Consorzio non risultava adeguatamente documentato; d) l'errore interpretativo non esclude il dolo in assenza di un comportamento positivo e autorevole degli organi amministrativi o di un consolidato e pacifico orientamento giurisprudenziale; e) il periculum è desumibile dall'entità del profitto, dall'incapienza delle somme sequestrate e da elementi soggettivi relativi a operazioni patrimoniali del legale rappresentante. Le censure sul calcolo del credito sono state ritenute generiche e non documentate. Segue la condanna alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 316-ter cod. pen.

    la disposizione utilizza la formulazione "contributi, sovvenzioni, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominati, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee"

    La Corte interpreta la norma in senso estensivo ritenendo che anche i crediti d'imposta come il superbonus costituiscano "erogazioni" rientranti nel perimetro dell'art. 316-ter e quindi soggette a misure cautelari e confisca del profitto del reato

  • art. 119 d.l. 19 maggio 2020 n.34 (Superbonus)

    la norma fa riferimento alle "spese documentate e rimaste a carico del contribuente"

    La Corte osserva che per essere ammissibili le spese devono avere un nesso di stretta funzionalità con gli interventi agevolabili; i generici costi di gestione consortile non risultano automaticamente inclusi tra le spese documentate e riconducibili all'agevolazione

  • art. 81, comma 2 cod. pen.

    Norma richiamata in relazione alla confisca del profitto del reato; la sentenza conferma la possibilità di confisca diretta o per equivalente a fronte del profitto conseguito mediante l'erogazione illecita

Massime di principio

  • I crediti d'imposta e i vantaggi fiscali come il superbonus possono essere qualificati come "erogazioni" e rientrare nella fattispecie di art. 316-ter cod. pen.; pertanto pratiche di indebita acquisizione di tali crediti possono dare luogo a sequestro e confisca del profitto
  • Per disporre misure cautelari reali il giudice richiede la sussistenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora: il fumus può essere desunto anche da elementi indiziari come discrepanze sistematiche tra importi fatturati dall'appaltante e dai subappaltatori; il periculum può emergere dall'incapienza patrimoniale o da comportamenti dispositivi dell'indagato
  • La documentazione puntuale e preventiva è determinante: contratti, computi metrici dettagliati, fatture coerenti, asseverazioni, visti di conformità e prove di pagamento sono fondamentali per dimostrare la corrispondenza tra lavori eseguiti e importi fatturati
  • L'errore di interpretazione normativa esclude il dolo solo se fondato su comportamenti positivi e vincolanti dell'amministrazione o su un consolidato orientamento giurisprudenziale; non basta l'incertezza normativa o circolari emesse successivamente
  • In strutture consortili occorre dimostrare il nesso di funzionalità tra i costi di gestione e ciascun intervento agevolabile; costi generici di funzionamento imputati in fattura senza documentazione specifica sono a rischio di disconoscimento
  • Nelle impugnazioni è essenziale fornire dati e documenti specifici per contestare la quantificazione del profitto sequestrato (prove di imposte versate, costi sostenuti, compensazioni): contestazioni generiche vengono dichiarate inammissibili
  • Per ridurre il rischio di misure cautelari, adottare trasparenza contrattuale (computi metrici firmati, clausole che descrivono la composizione dei prezzi), tenuta contabile separata dei crediti fiscali e richieste formali di chiarimenti all'amministrazione quando la disciplina è incerta

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