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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 31069/2023 del 08/11/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Azione di reintegra possessorio per una villa bifamiliare a Valledoria. La ricorrente asseriva di aver posseduto l'immobile uti dominus (chiavi, lavori di manutenzione, locazioni a terzi) e di essere stata spogliata il 3/7/2003 da estranei che avevano cambiato la serratura; deduceva inoltre trasferimenti di proprietà da parte di Alice Venturini a terzi. In primo grado e in appello la domanda possessoria fu rigettata per mancata prova del possesso e per mancata dimostrazione della tempestività dell'azione (non dimostrato lo spoglio clandestino e non provata la proposizione del ricorso entro un anno dalla conoscibilità dello spoglio). Venturini impugnò in Cassazione sostenendo vizi di motivazione, omesso esame di prove e inversione dell'onere della prova.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale di Venturini Titti e ha assorbito il ricorso incidentale condizionato di Venturini Alice. Ha ritenuto inammissibili tutti i motivi: l’apprezzamento di fatto della Corte d’appello (non clandestinità dello spoglio e mancanza di prova della tempestività dell'azione) è incensurabile in sede di legittimità; le prove e le testimonianze dedotte erano generiche e non decisive; non vi è stata inversione dell’onere della prova poiché la Corte territoriale aveva escluso lo spoglio clandestino; l’omesso esame di atti penali non è stato dimostrato come decisivo. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese di cassazione e applicazione delle disposizioni sul contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.

    art. 360, comma 1, n.4 c.p.c.

    Invocato dalla ricorrente per censurare motivazione apparente o incomprensibile; la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello non fosse apparente o illogica e quindi il motivo era inammissibile.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    art. 360, comma 1, n.3 c.p.c.

    Richiamato per vizio di violazione e falsa applicazione di norme sostanziali; la Corte ha escluso la violazione perché la decisione territoriale si fondava su corretta applicazione delle regole probatorie e sul valutazione di fatto.

  • art. 1168 c.c.

    La ricorrente sosteneva l'applicabilità della norma collegata alla tutela possessoria in caso di spoglio clandestino; la Corte d'appello aveva escluso che lo spoglio fosse clandestino e quindi ha ritenuto inapplicabile la disciplina cui la ricorrente richiamava.

  • art. 132, comma 1, n.4 c.p.c.

    art. 132, comma 1, n.4 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla doglianza per motivazione apparente o insufficiente e per mancata ammissione di prove; la Corte ha ritenuto che le deduzioni probatorie fossero generiche e non decisive e che il giudice di merito abbia adeguatamente valutato le prove.

  • art. 2697 c.c.

    Norma sull'onere della prova; la Corte ha confermato che, non essendo stato accertato uno spoglio clandestino, gravava sull'attore l'onere di provare la tempestività dell'azione possessoria, specie se il convenuto ha eccepito l'ultrannualità.

  • D.P.R. n.115 del 2002, art. 13

    D.P.R. n.115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (e comma 1-bis)

    La Corte ha constatato la sussistenza dei presupposti per l'aumento del contributo unificato previsto dalla norma per la parte ricorrente, se dovuto.

Massime di principio

  • In materia possessoria, la qualificazione dello spoglio come 'clandestino' è decisiva: se il giudice territoriale esclude la clandestinità, l'onere di provare la tempestività dell'azione (proporre il ricorso entro un anno dalla conoscibilità dello spoglio) grava sull'attore.
  • Le valutazioni di fatto svolte dalla Corte d'appello (attendibilità delle dichiarazioni, genericità delle prove, ricostruzione dei tempi) sono in generale incensurabili in Cassazione, salvo vizio di motivazione manifesto o errori di diritto.
  • Le prove generiche o prive di riferimenti temporali precisi non sono idonee a dimostrare né il possesso continuativo né la tempestività dell'azione possessoria; è importante acquisire prove dettagliate e datate (atti di godimento, testimonianze con riferimenti temporali, denunce/report alle autorità).
  • L'omesso esame di atti provenienti da altri procedimenti (es. penali) deve essere effettivamente decisivo per contestare la motivazione: al giudice di merito spetta comunque valutare la rilevanza probatoria e motivare la scelta delle fonti ritenute determinanti.
  • Se il convenuto eccepisce l'intervenuta ultrannualità dell'azione, l'attore deve fornire elementi che dimostrino la conoscibilità dello spoglio secondo la diligenza dell'uomo medio; non basta una conoscenza soggettiva non documentata.

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