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Cassazione Penale, Ordinanza n. 25159/2026 del 03/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Napoli resa ex art. 599-bis c.p.p. con un unico motivo deducendo violazione di legge, sul presupposto che il giudice di appello avesse erroneamente escluso la configurabilità della fattispecie attenuata di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché diretto a censurare profili non consentiti nel giudizio di legittimità contro una sentenza pronunciata a seguito di concordato in appello: la Corte ribadisce che, in tale ipotesi, sono proponibili solo doglianze attinenti alla formazione della volontà di accedere al concordato, al consenso del Procuratore generale e al contenuto difforme della decisione rispetto all'accordo, nonché l'eventuale irrogazione di una pena illegale. Restano invece precluse censure relative a motivi rinunciati, alla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., alla qualificazione giuridica del fatto e, più in generale, a vizi che non si traducano in illegalità della sanzione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che la censura proposta dall'imputato mirava a contestare, nel merito, la mancata applicazione dell'ipotesi lieve di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 e dunque un profilo non deducibile contro una sentenza resa ex art. 599-bis c.p.p. all'esito di concordato in appello. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    La sentenza resa all'esito del concordato in appello è impugnabile per cassazione solo nei limiti dei vizi relativi alla formazione del consenso, al consenso del Procuratore generale e al difforme contenuto della pronuncia rispetto all'accordo, oltre che per l'eventuale pena illegale.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    La doglianza mirava a sostenere che fosse configurabile la fattispecie attenuata del fatto di lieve entità in materia di stupefacenti; la Corte non esamina nel merito tale profilo perché il motivo è inammissibile.

  • art. 129 c.p.p.

    La mancata valutazione delle cause di proscioglimento immediato non è deducibile in cassazione contro una sentenza emessa ex art. 599-bis c.p.p., se la censura attiene a motivi rinunciati.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Contro la sentenza pronunciata all'esito del concordato in appello sono deducibili in cassazione soltanto i vizi che attengono alla regolarità del concordato, alla validità del consenso delle parti, al consenso del Procuratore generale e alla difformità tra accordo e decisione del giudice.
  • L'accordo sui motivi di appello comporta la rinuncia a tutte le doglianze non conservate, comprese quelle sulla qualificazione giuridica del fatto e sulla valutazione delle condizioni di proscioglimento, salvo il caso di pena illegale.
  • Il ricorso per cassazione avverso sentenza ex art. 599-bis c.p.p. è inammissibile quando si risolve in una critica di merito alla qualificazione del reato o alla mancata applicazione di una circostanza/fattispecie attenuata non deducibile nei limiti del concordato.
  • La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSpaccio
RamiProcesso penaleStupefacenti
SottomaterieLieve entità
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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