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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34509/2025 del 23/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per il reato previsto dall'art. 336 c.p.; censura della qualificazione del commissario straordinario come pubblico ufficiale; mancato riconoscimento del dolo specifico richiesto dall'art. 336 c.p. (sosteneva che l'azione era diretta a tutelare posti di lavoro e non a costringere il pubblico agente al compimento di atti contrari ai doveri d'ufficio); richiesta di applicazione della scriminante di cui all'art. 393-bis c.p. per presunta illegittimità dell'atto commissariale; domanda di riconoscimento dell'attenuante della provocazione; censura del trattamento sanzionatorio ai sensi dell'art. 133 c.p., anche in ragione della remissione della querela e della revoca della costituzione di parte civile da parte della persona offesa.

La decisione

Ricorso rigettato. La Corte ha confermato la qualificazione del commissario straordinario quale pubblico ufficiale, nella misura in cui le decisioni rientrano nelle finalità pubblicistiche del d.lgs. n.270/1999; ha ritenuto che la condotta dell'imputato (violenza e minacce) fosse diretta a influenzare la sfera decisionale del commissario e quindi integrasse il reato di cui all'art. 336 c.p.; ha escluso la scriminante di cui all'art. 393-bis c.p. e l'attenuante della provocazione, perché l'atto del commissario non era ritenuto arbitrario o ingiusto; ha ritenuto legittima la quantificazione della pena operata in grado di merito e ha considerato irrilevante, ai fini della determinazione della pena, la mera remissione della querela in mancanza di prova di riparazione del danno. Conseguenza: conferma della condanna impugnata.

Norme richiamate

  • art. 336 cod. pen.

    Richiede la qualità di pubblico ufficiale della persona offesa e il dolo specifico di costringere il pubblico agente al compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio; applicato nel caso perché la condotta violenta mirava a influenzare decisioni pubblicistiche del commissario.

  • d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270 - art. 15

    Disciplina l'amministrazione straordinaria e rinvia alla qualifica del commissario come pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni; usato per fondare la soggettività pubblicistica del commissario.

  • d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270 - art. 40

    Il commissario straordinario ha la gestione dell'impresa e l'amministrazione dei beni ... Per quanto attiene all'esercizio delle sue funzioni, egli è pubblico ufficiale

    Testo normativo che specifica la qualifica di pubblico ufficiale del commissario per l'esercizio delle sue funzioni; la Corte lo ha richiamato per affermare l'idoneità soggettiva del commissario ai fini penalistici.

  • d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270 - art. 50

    Attribuisce al commissario la facoltà di sciogliersi dai contratti pendenti: in sede civile tale facoltà è stata talvolta interpretata come atto di natura privatistica, ma in sede penale la Corte distingue tra dimensione decisionale (pubblicistica) e fase attuativa (privatistica).

  • artt. 357 e 358 cod. pen.

    Principio per cui la qualifica di pubblico ufficiale si determina in base all'effettivo esercizio della funzione rispetto al singolo atto; la Corte ha applicato questo principio per verificare se la specifica condotta investisse la sfera pubblicistica del commissario.

  • art. 393-bis cod. pen.

    Scriminante invocata dal ricorrente (giustificazione per azione diretta a reagire a un atto ingiusto del commissario); esclusa perché la risoluzione contrattuale esercitata dal commissario è stata ritenuta atto legittimo e non arbitrario, quindi priva del requisito dell'ingiustizia necessario per la scriminante.

  • art. 133 cod. pen.

    Regola la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto che la quantificazione operata in merito rientrasse nella discrezionalità del giudice, avendo considerato la particolare offensività della condotta pur riconoscendo attenuanti generiche.

  • art. 1372 c.c.

    Richiamato nella giurisprudenza civile per giustificare che lo scioglimento del contratto può conseguire per cause ammesse dalla legge; utile per il confronto tra qualificazione civilistica (atto privatistico) e qualificazione penalistica (atto decisionale pubblicistico).

  • Cass. civ., Sez. U, n. 21433 del 6/10/2020

    Giurisprudenza civica che ha interpretato la facoltà di scioglimento contrattuale del commissario come manifestazione di natura privatistica e per il riparto di giurisdizione; la Corte penale ha distinto l'ambito di quella decisione (civile/giurisdizionale) dall'accertamento penalistico sulla natura pubblicistica della decisione commissariale.

  • Cass. pen., Sez.6, n. 38986 del 24/6/2010; Sez.5, n. 20076 del 4/3/2003; Sez.6, n. 1865 del 29/9/2021

    Precedenti giurisprudenziali richiamati in tema di qualifica soggettiva e responsabilità (incluse pronunce su peculato e sul concetto di pubblico ufficiale) a supporto dell'interpretazione secondo la quale alcune decisioni del commissario rientrano nella sfera pubblicistica.

Massime di principio

  • La qualifica di pubblico ufficiale non dipende solo dalla forma dell'atto (privatistico vs pubblicistico) ma dall'effettivo contenuto e dalla funzione svolta: decisioni che incidono su finalità pubblicistiche possono essere qualificate come esercizio di pubblica funzione anche se poi realizzate con strumenti privatistici.
  • Per la configurazione dell'art. 336 c.p. è essenziale il dolo specifico di costringere il pubblico agente al compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio; condotte violente o minacciose dirette a influenzare decisioni gestionali inerenti funzioni pubblicistiche possono integrare il reato.
  • Le scriminanti (es. art. 393-bis) e l'attenuante della provocazione richiedono che l'atto contrastato sia effettivamente ingiusto o arbitrario: la mera percezione di illegittimità da parte dei manifestanti non è sufficiente se l'atto rientra nei limiti dell'esercizio delle funzioni.
  • In tema di quantificazione della pena il giudice di merito gode di ampia discrezionalità; la remissione della querela da parte della persona offesa non influisce automaticamente sulla pena se non è accompagnata da prova di riparazione del danno o altri elementi che giustifichino una modifica del trattamento sanzionatorio.
  • Nel valutare condotte collettive e sindacali occorre distinguere la legittima iniziativa sindacale (compresa la protesta) dalle condotte violente o minacciose che mirino a forzare la sfera decisionale di un soggetto investito di pubbliche funzioni: le seconde possono integrare reati anche se originate da rivendicazioni di carattere occupazionale.

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