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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41903/2025 del 31/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha modificato, in senso più restrittivo, le prescrizioni della misura di affidamento terapeutico ex art. 94 d.P.R. n. 309/1990 (rientro al domicilio dalle 17:00 alle 8:30), adottata dal Magistrato di sorveglianza su segnalazione della Onlus che gestisce il programma. La difesa contestava la modifica perché fondata su una segnalazione generica e non specifica, senza indicazione di condotte concretamente lesive delle prescrizioni e quindi priva di adeguata motivazione e ingiustificatamente restrittiva della libertà personale.

La decisione

La Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione (in quanto il provvedimento incide sulla libertà personale) ma ha rigettato le censure del ricorrente. Ha ritenuto che il Magistrato di sorveglianza, sebbene con motivazione stringata, abbia fatto una valutazione discrezionale legittima basata sulla segnalazione della Onlus e su riscontrate assenze ripetute non sempre giustificate, nonché sul riconoscimento dello stesso affidato di avere difficoltà a rispettare la prescrizione di non uscire da solo. La modifica delle prescrizioni è stata considerata logica, coerente e non manifestamente illogica o carente nei requisiti minimi di motivazione. Il ricorso è quindi rigettato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali; i dati sensibili sono stati oscurati.

Norme richiamate

  • art. 94 d.P.R. n. 309/1990

    Norma che disciplina l'affidamento terapeutico; costituisce la base normativa della misura oggetto di modifica.

  • art. 70 Ordinamento penitenziario

    Riferimento richiamato in merito alle competenze del Tribunale di sorveglianza e ai rimedi impugnatori; la giurisprudenza di merito aveva sostenuto limiti alla materia di impugnazione, ma la Corte ha ritenuto comunque esperibile il ricorso per cassazione quando il provvedimento incide sulla libertà personale.

  • art. 47, ottavo comma, e art. 69, comma 7, Ordinamento penitenziario

    Attribuiscono al Magistrato di sorveglianza la possibilità di modificare le prescrizioni dell'affidamento in corso; la Corte riconosce margini di discrezionalità al giudice di merito nella valutazione di fatti sopravvenuti.

  • art. 111 Cost.

    Principio che orienta la Corte nel senso che, in caso di incidenza sulla libertà personale, l'impugnazione ammessa è quella per violazione di legge (ricorso per cassazione) e non altri mezzi; limiti alla tipologia di censure ammesse.

Massime di principio

  • Quando una modifica delle prescrizioni di affidamento incide sulla libertà personale (es. obbligo di rientro e permanenza notturna), il rimedio principale è il ricorso per cassazione per violazione di legge.
  • Il Magistrato di sorveglianza ha una significativa discrezionalità nel modificare le prescrizioni in presenza di fatti sopravvenuti che compromettono l'affidabilità dell'affidato; la decisione è legittima se motivata in modo coerente e logico, anche se in termini sinteticamente espressi.
  • Una segnalazione della struttura di trattamento (Onlus/Comunità) che documenti difficoltà concrete (es. assenze ripetute, mancato rispetto di prescrizioni) può costituire base giustificativa per una modifica restrittiva delle condizioni, se riscontrabile e non manifestamente illogica.
  • La difesa che contesti una modifica deve provare che la motivazione è carente in termini di coerenza, completezza o logicità; la mera genericità della segnalazione può essere criticata, ma è insufficiente a far valere l'illegittimità se esistono riscontri e ammissioni dell'affidato.
  • Se si ritiene che la motivazione sia meramente apparente o del tutto assente occorre specificare in sede di impugnazione i profili di illogicità o le lacune argomentative concrete per poter ottenere annullamento o revisione.

Testo integrale

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