Cassazione Penale, Sentenza n. 21526/2024 del 30/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ippolito Alfonso impugna la sentenza della Corte d'Appello di Caltanissetta che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Enna per il reato previsto dall'art. 186, comma 2, lett. b, D.Lgs. 285/92 (guida in stato di ebbrezza). Il ricorrente deduceva, in particolare, la erronea esclusione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., la Corte territoriale avendo ritenuto il comportamento "abituale" in ragione di un precedente per guida in stato di ebbrezza. La Suprema Corte ha valutato la conformità di tale ricostruzione alla giurisprudenza di legittimità in materia di abitualità e tenuità del fatto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato con riferimento alla questione della applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.). Ha rilevato che la Corte d'appello hanno considerato il comportamento "abituale" sulla base della commissione di un unico precedente, mentre la giurisprudenza della Corte di Cassazione richiede, ai fini dell'ostatività dell'art. 131-bis, l'esistenza di almeno due illeciti oltre quello in esame (cfr. Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016, Tushaj). Non risultano poi nella motivazione elementi ulteriori che possano compensare tale lacuna mediante valutazioni sui criteri di cui all'art. 133 c.p. Pertanto la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla questione della particolare tenuità del fatto e ha rinviato per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Caltanissetta. Ha comunque dichiarato l'irrevocabilità della declaratoria di responsabilità dell'imputato.
Norme richiamate
art. 186, comma 2, lett. b, D.Lgs. 285/92
Norma contestata che punisce la guida in stato di ebbrezza; qui è il reato di riferimento per la declaratoria di responsabilità.
art. 131-bis c.p.
Prevede la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; l'interpretazione data in sentenza conferma che la "abitualità" ostativa richiede più di un precedente illecito, non un solo precedente.
art. 133 c.p.
Contiene i criteri per la valutazione della pena e della tenuità del fatto; la Corte osserva che, in assenza di una motivazione che consideri i criteri di questo articolo, non è possibile escludere la tenuità.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016, Tushaj; Sez. 6, n. 55107 del 08/11/2018; Sez. 7, Ord. n. 10481 del 19/01/2022)
Richiamata come principio consolidato che l'abitualità ai fini dell'ostatività dell'art. 131-bis richiede che l'autore abbia commesso almeno due illeciti oltre quello in esame; inoltre la motivazione deve affrontare i criteri dell'art. 133 c.p. per escludere la particolare tenuità.
Massime di principio
- La commissione di un unico precedente non configura di per sé l'abitualità tale da escludere la causa di non punibilità per particolare tenuità ex art. 131-bis c.p.
- Per escludere la particolare tenuità del fatto la motivazione della corte deve affrontare, anche implicitamente ma in modo congruo, i criteri indicati dall'art. 133 c.p.; l'assenza di tale valutazione legittima l'annullamento e il rinvio.
- La Cassazione può annullare parzialmente una sentenza limitatamente al riconoscimento della tenuità e rinviare ad altra sezione per nuovo giudizio su quel punto, pur dichiarando irrevocabile la declaratoria di responsabilità già accertata.
- I precedenti giudiziari rilevanti ai fini dell'abitualità devono essere più d'uno: la giurisprudenza di legittimità fa riferimento a due o più illeciti oltre a quello oggetto del giudizio.
- In casi simili, il difensore deve chiedere esplicita valutazione dei criteri di cui all'art. 133 c.p. e segnalare la non configurabilità dell'abitualità se è presente un solo precedente.
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