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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12485/2024 del 27/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 4/7/2023 che aveva respinto la domanda di rescissione del giudicato relativa alla sentenza del Tribunale di Milano del 9/12/2020 (irrevocabile il 26/3/2021). Il ricorrente deduce erronea applicazione di legge: non fu verificata l'effettiva instaurazione di un rapporto e di contatti tra l'imputato e il difensore d'ufficio presso il quale era stata eletta dimora; tale verifica è necessaria per ritenere la conoscenza effettiva del procedimento e per fondare la presunzione di 'volontaria sottrazione' alla conoscenza degli atti. In assenza di concreti indicatori di conoscenza effettiva, la dichiarazione di assenza sarebbe illegittima.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato la giurisprudenza prevalente secondo cui l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio è indicatore debole di conoscenza effettiva del processo e impone al giudice un accertamento positivo dell'esistenza di contatti tra difensore e imputato prima di dichiarare l'assenza o di convalidare la prosecuzione del processo in sua assenza. Non essendo emersi elementi che comprovassero tali contatti nel caso concreto, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio alla Corte di Appello di Milano.

Norme richiamate

  • Sez. U 2020 Ismail (giurisprudenza della Cassazione)

    Stabilisce che l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non legittima di per sé la presunzione di conoscenza della vocatio in iudicium; è necessario un accertamento positivo dei contatti effettivi tra difensore e imputato prima di procedere in assenza.

  • Sez. VI, n. 34523 del 11/5/2023, rv 285177

    Ribadisce il principio che la mancanza di diligenza dell'imputato nel tenersi informato dopo l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non integra automaticamente la volontaria sottrazione alla conoscenza del processo; occorre prova della conoscenza effettiva.

  • Sez. IV, n. 48776 del 15/11/2023, rv 285572

    Conferma l'orientamento secondo cui la semplice mancata comparizione non è sufficiente a fondare la dichiarazione di assenza se non è accompagnata da indizi concreti di conoscenza effettiva del procedimento.

  • Sez. I, n. 3048 del 15/9/2023 (depositata 2024), rv 285711

    Ancora: il giudice deve accertare in positivo l'esistenza di contatti tra difensore e imputato quando l'elezione di domicilio è avvenuta presso il difensore d'ufficio; altrimenti non può presumersi la conoscenza della vocatio in iudicium.

Massime di principio

  • L'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio è un indicatore debole di conoscenza effettiva del procedimento e non giustifica da sola la dichiarazione di assenza.
  • Prima di procedere in giudizio in assenza dell'imputato o di ritenere la sua 'volontaria sottrazione', il giudice deve accertare in positivo che vi siano stati contatti tra il difensore e l'imputato che dimostrino la conoscenza del processo.
  • L'onere di prova circa la conoscenza effettiva della vocatio in iudicium grava sul giudice: non è ammessa un'inversione dell'onere probatorio fondata su presunzioni automatiche.
  • In mancanza di elementi che attestino la comunicazione tra difensore e imputato, le decisioni prese in assenza possono essere annullate e il giudice di merito deve essere chiamato a riesaminare la situazione.
  • Nelle situazioni analoghe conviene documentare e far documentare i contatti tra difensore e assistito (ricevute, verbali, dichiarazioni del difensore) per evitare che la semplice elezione di domicilio sia considerata sufficiente.

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