Cassazione Penale, Sentenza n. 307/2022 del 10/01/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente contestava, con due motivi, la mancata esclusione della responsabilità per i tentativi di furto (capo 2 e capo 3) sulla base della desistenza volontaria ex art. 56, comma 3 cod. pen., sostenendo che non era stata dimostrata l'assenza di volontarietà della rinuncia a portare a termine l'azione delittuosa; denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per la presunta mancata risposta della Corte d'appello a tale eccezione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto i motivi in parte estranei ai vizi deducibili ex art. 606 cod. proc. pen. e, in ogni caso, manifestamente infondati sul punto della desistenza. I giudici di merito avevano correttamente escluso che la desistenza fosse volontaria, valorizzando elementi di fatto: pianificazione minuziosa dei furti, coinvolgimento di più persone, autovetture predisposte come "staffetta", pannelli già smontati e accatastati, fuga indotta dall'intervento del custode o della vigilanza/polizia; tali circostanze indicano che l'allontanamento fu imposto da fattori esterni. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 56, comma 3, codice penale
La desistenza volontaria esclude il reato solo se la decisione di interrompere l'azione criminale è frutto di una scelta libera dell'agente e non determinata da cause esterne; la Corte ha ritenuto che qui mancasse la volontarietà.
art. 606 codice di procedura penale
Limiti di ammissibilità del ricorso in Cassazione: i motivi devono rientrare nel novero dei vizi elencati dall'art. 606; la Corte ha ritenuto alcuni motivi estranei a tali vizi.
art. 23, comma 8, dl. n. 137 del 2020
Prevede il procedimento senza intervento delle parti (richiamato per il rito adottato nella trattazione del ricorso).
art. 7, comma 1, d.l. n. 105 del 2021
Proroga della disciplina che ha consentito il procedimento senza intervento delle parti fino al termine indicato; citata per giustificare la modalità di trattazione del ricorso.
Giurisprudenza: Sez. 3, n. 17518 del 28/11/2018 (Rv. 275647)
Principio consolidato richiamato: la desistenza volontaria richiama la necessità di una scelta interna all'agente non determinata da cause esterne; la citata pronuncia conferma il criterio interpretativo adottato.
Massime di principio
- La desistenza volontaria (art. 56 c.3 c.p.) esclude il reato solo se la rinuncia deriva da una libera e cosciente scelta dell'agente, non da circostanze esterne o ostacoli imprevisti.
- In valutazioni probatorie su desistenza, la presenza di pianificazione dettagliata, mezzi predisposti, complicità numerosa e materiale già predisposto per il furto sono indici contrari alla volontarietà della rinuncia.
- Il giudice di merito deve motivare adeguatamente perché ritiene la desistenza non volontaria; tuttavia la Cassazione non annulla se la motivazione celebra adeguatamente elementi fattuali coerenti e logici.
- In sede di impugnazione chi invoca la desistenza deve fornire o indicare elementi concreti che suffragano l'esistenza di una scelta volontaria (es. comunicazioni di ripensamento, atti esplicativi, comportamento che dimostri abbandono senza intervento esterno).
- Molti profili procedurali sono inammissibili in Cassazione se non rientrano nelle fattispecie dell'art. 606 c.p.p.; va curata la qualificazione giuridica dei motivi già in appello per evitare preclusioni in cassazione.
- Quando si contesta la motivazione di merito, bisogna indicare con precisione il vizio logico o la omissione probatoria; l'assenza di tale specificazione rende il motivo destinato all'inammissibilità o al rigetto.
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