Cassazione Penale, Sentenza n. 13705/2023 del 31/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale impugna la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte di Appello di Bari per inosservanza ed errata applicazione dell'art. 640 c.p. e per motivazione mancante e manifesta illogicità. La Corte territoriale aveva assolto perché l'imputato aveva fornito le proprie "esatte generalità" e una carta prepagata a lui intestata, ritenendo che ciò escludesse l'esistenza di artifici e raggiri idonei ad ingannare la persona offesa nella compravendita online di uno scanner.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha cassato la sentenza di assoluzione perché la messa in vendita online, la simulazione dell'esistenza del bene, l'impossibilità di contatto diretto e di verifica da parte dell'acquirente e la condotta posta in essere con dolo iniziale configurano gli "artifici e raggiri" richiesti dall'art. 640 c.p. Anche la fornitura di generalità reali e di una carta a lui intestata non esclude il carattere truffaldino della condotta. Sentenza impugnata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Bari per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 640 cod. pen.
La condotta consistente in artifici e raggiri finalizzati ad indurre in errore la vittima e a conseguire un ingiusto profitto integra il reato di truffa; la vendita online simulata con mancata consegna rientra nella fattispecie quando sussiste dolo iniziale.
Giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite/Sezioni Penali della Corte di Cassazione)
Sez. 2, n. 51551 del 04/12/2019 (Rocco, Rv. 278231-01); Sez. 6, n. 10136 del 17/02/2015 (Rv. 262801-01); Sez. 2, n. 43660 del 19/07/2016 (Rv. 268448-01); Sez. 2, n. 39698 del 13/09/2019 (Bicciato, Rv. 277708-01)
La giurisprudenza consolidata ritiene che la vendita online con modalità tali da impedire verifiche e contatti e con comportamento idoneo a trarre in inganno l'acquirente possa integrare gli artifici e raggiri della truffa contrattuale; il mancato rispetto delle modalità concordate e il dolo iniziale qualificano l'inadempimento come reato.
Massime di principio
- La semplice indicazione delle proprie generalità o l'uso di una carta a proprio nome non esclude, di per sé, la truffa: va valutato il contesto e l'esistenza del dolo iniziale.
- Nelle compravendite online occorre verificare se la condotta del venditore ha creato condizioni che impediscono verifiche sull'esistenza o qualità del bene (assenza di contatto diretto, comunicazioni solo via web/mail, pagamenti anticipati su mezzi difficilmente tracciabili): questi elementi possono costituire artifici e raggiri.
- Per integrare la truffa contrattuale è necessario dimostrare il dolo iniziale volto a conseguire un profitto ingiusto mediante la stipulazione del contratto indotta da comportamenti ingannevoli.
- La valutazione giudiziale deve considerare le circostanze concrete (modalità di inserzione dell'annuncio, tipo di comunicazione, modalità di pagamento, impossibilità di verifica) e non limitarsi a formalità come l'indicazione delle generalità.
- In casi simili, se emergono indizi di condotta preordinata alla mancata consegna, la decisione prudente è procedere ad approfondimento probatorio o rinvio per nuovo giudizio per accertare il dolo iniziale e la sussistenza degli artifici e raggiri.
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