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Legge

L.R. Marche 28/2008

Sistema regionale integrato degli interventi a favore dei soggetti adulti e minorenni sottoposti a provvedimenti dell'Autorità giudiziaria ed a favore degli ex detenuti

Normativa regionaleL.R. Marche 28/2008

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La legge istituisce nelle Marche un sistema integrato di interventi sociali, sanitari, formativi e lavorativi per detenuti, soggetti in esecuzione penale esterna, minori sottoposti a procedimento penale ed ex detenuti. Prevede programmazione regionale, coordinamento con amministrazione penitenziaria e giustizia minorile, centro di mediazione dei conflitti e misure sperimentali. Restano rilevanti gli indirizzi annuali e i limiti temporali delle sperimentazioni.

Sistema regionale integrato di interventi per detenuti, ex detenuti e minori sottoposti a procedimento penale

Sistema regionale integrato per persone sottoposte a provvedimenti giudiziari ed ex detenuti

La legge disciplina, per la Regione Marche, un sistema integrato di interventi rivolti a detenuti, persone in esecuzione penale esterna, minorenni sottoposti a procedimento penale ed ex detenuti. L’obiettivo è favorire il reinserimento sociale, ridurre il ricorso alle misure privative della libertà e coordinare l’azione regionale con l’amministrazione penitenziaria e la giustizia minorile.

Finalità e ambito di applicazione

La Regione promuove interventi per:

  • chi è ristretto negli istituti penitenziari o è in esecuzione penale esterna;
  • i minorenni sottoposti a procedimento penale;
  • gli ex detenuti.

Gli interventi sono finalizzati al recupero, al reinserimento sociale e alla prevenzione della recidiva, nel rispetto delle competenze statali in materia penitenziaria e di giustizia minorile.

Programmazione regionale e indirizzi applicativi

La Regione esercita funzioni di programmazione, indirizzo e coordinamento del sistema. I piani e programmi regionali in materia sanitaria, sociale, lavoro, istruzione, cultura e sport devono individuare, per quanto di competenza, gli interventi attuativi della legge.

La Giunta regionale, avvalendosi del Comitato regionale di coordinamento e sentita la Commissione assembleare competente, approva ogni anno entro il mese di marzo gli indirizzi applicativi della legge. Tali indirizzi devono essere preventivamente concordati con:

  • l’amministrazione penitenziaria;
  • il centro per la giustizia minorile;
  • la programmazione degli istituti penitenziari.

Comitato regionale di coordinamento

Presso il servizio regionale competente in materia di politiche sociali è istituito un Comitato regionale di coordinamento con funzioni consultive e propositive verso la Giunta. È composto da rappresentanti delle politiche sociali, della salute, dei centri per l’impiego, delle cooperative sociali, del volontariato giustizia, dei centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti, degli ambiti territoriali sociali, da un esperto nominato dalla Giunta e dal Garante regionale dei diritti della persona.

Il Comitato:

  • è costituito con decreto del Presidente della Giunta;
  • dura quanto la legislatura;
  • partecipa gratuitamente;
  • si riunisce almeno quattro volte l’anno;
  • può avvalersi della partecipazione di amministrazione penitenziaria, UEPE, centro per la giustizia minorile e funzionari regionali.

Svolge monitoraggio sull’attuazione della legge, presenta una relazione annuale a Giunta e Assemblea legislativa, promuove una conferenza sulla condizione penitenziaria e post-penitenziaria, modelli di rete e progetti di studio e ricerca.

Ruolo degli enti locali e degli ambiti territoriali sociali

Gli enti locali realizzano e gestiscono gli interventi previsti, di norma attraverso gli ambiti territoriali sociali, nel rispetto delle competenze dell’ASUR in materia sanitaria.

Negli ambiti in cui ha sede un istituto penitenziario, d’intesa con l’istituto e con l’UEPE e in collaborazione con il terzo settore, viene adottato un programma annuale degli interventi a favore dei soggetti in esecuzione penale, come parte integrante del piano d’ambito.

In ogni ambito interessato è istituito un comitato locale per le persone sottoposte a provvedimenti giudiziari e per gli ex detenuti, che integra la programmazione degli enti locali con quella degli istituti penitenziari, dell’UEPE, dei centri per l’impiego, dei centri territoriali permanenti, dell’ASUR, del terzo settore e delle imprese.

Coinvolgimento del terzo settore

La Regione riconosce il ruolo delle organizzazioni del terzo settore, in particolare volontariato, cooperazione sociale e associazioni di promozione sociale, nella progettazione e gestione degli interventi.

Interventi di accoglienza, dimissione e reinserimento

Per i nuovi giunti negli istituti penitenziari, la Regione e l’ASUR promuovono, con il provveditorato regionale, procedure e materiali per facilitare l’accesso alle informazioni utili all’inserimento e alla permanenza in carcere.

Per la dimissione dei detenuti, enti locali, ASUR e terzo settore promuovono accordi per assicurare autonomia nelle 48 ore successive alla scarcerazione e informazioni sui servizi disponibili, anche tramite carte dei servizi.

Sono inoltre promossi percorsi di preparazione alle dimissioni e di accompagnamento per il reinserimento sociale e la prevenzione della recidiva.

Tutela della salute

La Regione garantisce ai detenuti, ai minorenni nei centri di prima accoglienza e ai soggetti ammessi a misure alternative i livelli essenziali di assistenza alle stesse condizioni delle persone libere.

Sono previsti interventi di promozione della salute negli istituti penitenziari, compresa la profilassi delle malattie infettive e da HIV, nonché azioni in materia di salute mentale e supporto psicologico, soprattutto per i nuovi detenuti, al fine di ridurre suicidio e autolesionismo.

Istruzione, formazione e lavoro

La legge promuove il diritto all’istruzione degli adulti detenuti, anche con percorsi di educazione culturale, fisica e sanitaria. Sono favorite iniziative di scuole, enti di formazione e terzo settore per progetti di recupero formativo e motivazione all’apprendimento, finalizzati a obbligo scolastico, prosecuzione degli studi o qualifiche professionali.

Sono previste azioni per:

  • potenziare l’educazione, l’istruzione e la formazione dei soggetti reclusi;
  • ampliare l’offerta dei centri territoriali di educazione permanente;
  • attivare corsi di scuola secondaria di secondo grado, anche sperimentali e con percorsi brevi.

In materia di lavoro e formazione professionale, la Regione, d’intesa con provveditorato e centro per la giustizia minorile, promuove interventi per il diritto al lavoro, l’integrazione socio-lavorativa, l’orientamento, la formazione professionale, incentivi alle imprese, stage e tirocini, commesse di lavoro da parte di enti pubblici e attività lavorative interne agli istituti. Le Province realizzano gli interventi di formazione e inserimento lavorativo sulla base degli indirizzi regionali, sentiti gli ambiti territoriali sociali.

Attività trattamentali e supporto alle famiglie

Regione ed enti locali promuovono iniziative culturali negli istituti penitenziari e sostengono le biblioteche interne, anche in coordinamento con le università. Gli enti locali promuovono spettacoli teatrali e laboratori teatrali con i detenuti. La Regione sostiene anche attività motoria e sportiva e contribuisce economicamente alla riqualificazione delle strutture sportive interne.

Per mantenere i legami familiari, gli enti locali promuovono interventi per rafforzare i rapporti con la famiglia, con particolare attenzione al ruolo genitoriale e ai colloqui con i figli minorenni.

Misure alternative alla detenzione e strutture residenziali

La Regione potenzia il sistema integrato dei servizi per favorire misure alternative alla detenzione e giustizia riparativa, promuovendo anche conferenze, seminari e campagne di comunicazione.

Regione ed enti locali concorrono a sostenere le spese di funzionamento di strutture residenziali destinate a persone sottoposte a misure alternative. Gli enti locali, d’intesa con gli uffici territoriali dell’amministrazione penitenziaria e con il terzo settore, realizzano interventi di recupero sociale per chi è in esecuzione penale esterna e per gli ospiti di tali strutture, coinvolgendo la comunità locale.

Interventi per gli ex detenuti

Gli enti locali progettano interventi di inclusione sociale per ex detenuti in condizioni di svantaggio sociale, ai sensi della disciplina statale richiamata dalla legge, con finalità di sicurezza e riduzione della recidiva.

Interventi per i minori sottoposti a procedimento penale

La Regione, d’intesa con il centro per la giustizia minorile, concorre alla programmazione degli interventi per i minorenni sottoposti a procedimento penale, favorendo strategie interistituzionali e intese tra servizi minorili e servizi sociali locali.

Gli enti locali, con i servizi minorili della giustizia, progettano e realizzano interventi per:

  • il reinserimento dei minori nei territori di provenienza, con il coinvolgimento del terzo settore;
  • il contrasto al disagio minorile e l’integrazione dei minori stranieri, con attenzione ai non accompagnati, ai clandestini e ai minori di etnia Rom;
  • il sostegno ai minori con dipendenze da sostanze legali o illegali o con problemi personali/familiari di rilevanza psichiatrica.

La Regione favorisce inoltre l’inserimento dei minori sottoposti a procedimento penale in strutture di tipo comunitario, per limitare il ricorso a misure detentive.

Centro regionale per la mediazione dei conflitti

È istituito, nell’ambito della struttura regionale competente in politiche sociali, il Centro regionale per la mediazione dei conflitti. Il Centro promuove:

  • mediazione penale minorile e per adulti;
  • mediazione sociale;
  • mediazione di comunità;
  • mediazione in ambito scolastico.

L’attività è svolta con soggetti iscritti in un elenco regionale, secondo criteri, modalità di iscrizione, utilizzo e compenso stabiliti dalla Giunta. I dipendenti di altre pubbliche amministrazioni iscritti nell’elenco possono essere distaccati presso il Centro, previo consenso dell’amministrazione di appartenenza, mantenendo il trattamento economico in godimento e percependo l’indennità prevista.

Formazione degli operatori e interventi sperimentali

La Regione promuove percorsi integrati di aggiornamento e formazione continua, interdisciplinari, rivolti agli operatori penitenziari, della giustizia minorile, dei servizi pubblici e del terzo settore.

Sono previsti anche interventi sperimentali:

  • per un periodo non superiore a tre anni, finanziamento del potenziamento di educatori professionali e psicologi a supporto dell’amministrazione penitenziaria e dei servizi minorili;
  • convenzioni con i soggetti fornitori;
  • promozione di progetti di giustizia riparativa presso enti locali e terzo settore, con attività gratuite a favore della collettività svolte da soggetti in esecuzione penale esterna.

Disposizioni finanziarie e transitorie

Gli interventi sono finanziati con risorse comunitarie, statali e regionali. Per gli interventi in materia di istruzione e lavoro, la legge prevede l’utilizzo delle risorse della programmazione del Fondo sociale europeo.

La fase transitoria prevedeva che:

  • gli indirizzi regionali fossero approvati entro 90 giorni dall’entrata in vigore;
  • il Comitato regionale fosse costituito entro 120 giorni;
  • la deliberazione organizzativa del Comitato locale fosse approvata entro 90 giorni.

Nota sull’attualità della disciplina

La legge contiene ancora una disciplina strutturale del sistema regionale, ma alcune previsioni sono strettamente legate a programmi, indirizzi annuali e interventi sperimentali a termine. Per l’uso professionale, risultano oggi rilevanti soprattutto le norme di sistema e quelle che prevedono obblighi programmatori e di coordinamento permanente.

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