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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48586/2022 del 21/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Rami Elton: impugnava la motivazione e la congruità della pena concordata in appello (art. 599-bis c.p.p.), lamentando mancanza di indicazioni sulla congruità ex art. 133 c.p. e sugli aumenti per continuazione. Hoxha Bukurosh: deduceva (1) che la Corte di appello non aveva considerato l'ipotesi alternativa che la sostanza fosse per uso personale o che la somma consegnata fosse il saldo di precedenti acquisti; contestava la logica probatoria che avrebbe tratto la prova della cessione dall'ammissione di assuntore; (2) che la misura di sicurezza dell'espulsione era stata applicata senza motivato accertamento concreto della pericolosità sociale e senza bilanciamento con le condizioni personali, familiari e di radicamento in Italia

La decisione

Per Elton Rami: il ricorso è dichiarato inammissibile per essere relativo alla pena concordata in appello; confermata la sentenza di merito; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende. Per Hoxha Bukurosh: il primo motivo (sulla responsabilità/quantificazione) è ritenuto inammissibile per genericità dell'appello; il secondo motivo è invece accolto: la Corte di cassazione annulla la sentenza impugnata limitatamente alla misura di sicurezza dell'espulsione (per omissione di adeguata motivazione sulla pericolosità sociale e sul bilanciamento con le condizioni personali), con conseguente riforma solo della misura di espulsione; la condanna sostanziale resta confermata

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73 (disciplina degli stupefacenti)

    Usata come fattispecie penale contestata agli imputati; la Corte ne richiama l'applicazione ma non entra nel merito di nuovi fatti rispetto al giudizio di merito

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 86 (misure di sicurezza per stranieri, espulsione)

    La Corte afferma che l'applicazione dell'espulsione richiede accertamento concreto e motivato della pericolosità sociale; non è sufficiente dedurla automaticamente dalla condanna

  • Codice penale, art. 133 (criteri per la determinazione della pena)

    Richiamato come parametro necessario per valutare la congruità della pena e per il bilanciamento dei criteri (anche rispetto all'espulsione), quando pertinente

  • Codice di procedura penale, art. 599-bis (concordato della pena in appello)

    La Corte richiama il consolidato orientamento secondo cui il negozio processuale sulla pena in appello, una volta omologato, non è sindacabile in Cassazione salvo il caso di illegalità, rendendo inammissibile il ricorso di chi contesta la misura concordata

  • Codice di procedura penale, art. 606 (motivi di ricorso in cassazione)

    Fondamento formale dei motivi dedotti; la Corte valuta l'inammissibilità o il merito dei singoli motivi ex art. 606

  • Codice di procedura penale, artt. 192, comma 2 e 546

    Richiamati in relazione ai profili probatori e alla riqualificazione degli atti di impugnazione; la Corte valuta la specificità delle censure e la loro efficacia nel sindacare la motivazione di merito

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 8 (diritto alla vita privata e familiare)

    Usata quale criterio di garanzia: l'espulsione deve essere bilanciata con il diritto alla vita familiare e il giudice deve compiere un esame concreto e comparativo delle condizioni familiari in sede motivazionale

  • Costituzione, art. 117 (vincolo di conformità al diritto internazionale)

    Richiamata per sottolineare l'obbligo di conformità alla CEDU e la necessità di motivazione concreta prima di applicare misure restrittive come l'espulsione

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione avverso la misura della pena concordata in appello (accordo di pena) è in genere inammissibile: il patto processuale omologato non può essere sindacato dalle parti in Cassazione salvo profili di illegittimità
  • L'appello e il ricorso devono essere specifici: censure generiche contro la motivazione di merito sono inammissibili; l'impugnante deve confrontarsi in modo critico e puntuale con le ragioni espresse nella decisione impugnata
  • La misura di sicurezza dell'espulsione richiesta per reati in materia di stupefacenti richiede un accertamento concreto della pericolosità sociale dell'imputato; non è sufficiente dedurre pericolosità dalla sola condanna
  • Prima di disporre l'espulsione lo giudice deve operare un bilanciamento motivato tra interesse generale alla sicurezza e interesse del singolo (es. legami familiari, lavoro, permesso di soggiorno), in coerenza con l'art. 8 CEDU
  • L'ammissione dell'imputato di essere consumatore non prova automaticamente che l'acquisto non fosse destinato allo spaccio: occorre una valutazione probatoria complessiva e specifica (quantitativi, modalità, circostanze) per distinguere uso personale da detenzione ai fini di spaccio
  • La condizione di irregolare presenza in Italia non costituisce di per sé prova di pericolosità sociale; può assumere rilevanza solo se collegata all'impossibilità di procurarsi mezzi leciti e al rischio di commissione di nuovi reati

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