Sentenza n. 73/2026 - Catania, Sezione 5
per l'ottemperanza del decreto ingiuntivo n. 95/2022 del Giudice di Pace di Catania, emesso nel giudizio monitorio n. 9314/2021 di r.g., dichiarato definitivamente esecutivo in data 9.10.2024, e notificato con tale decreto di definitiva esecutività all’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania in data 16.10.2024 e della Sentenza n. 494/2024 del 07.03.2024, emessa dal Giudice di Pace di Catania a conclusione del Giudizio R.G. 6837/2023 con la quale veniva rigettata l’opposizione al decreto ingiuntivo n. 95/2022.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania di un decreto ingiuntivo e della sentenza che aveva rigettato l’opposizione
Esito
Favorevole al resistente (azienda sanitaria)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza ai sensi degli artt. 112 e seguenti c.p.a. per ottenere l’esecuzione del decreto ingiuntivo n. 95/2022 del Giudice di Pace di Catania, definitivamente esecutivo e notificato all’Azienda Sanitaria, nonché della sentenza n. 494/2024 che aveva rigettato l’opposizione al decreto. Nel corso del giudizio, il ricorrente ha dichiarato che l’Amministrazione, con ordinativo del 26 novembre 2025, aveva integralmente soddisfatto la pretesa creditoria, chiedendo la declaratoria di cessazione della materia del contendere.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Ha escluso la cessazione della materia del contendere perché agli atti non era stata prodotta documentazione idonea a comprovare in modo pieno e inequivoco l’integrale soddisfacimento della pretesa creditoria. Tuttavia, ha ritenuto che la memoria del ricorrente e il comportamento processuale delle parti costituissero elementi univoci dai quali desumere la sopravvenuta inutilità della decisione, con conseguente carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio. Le spese sono state compensate, in conformità alla richiesta formulata dal difensore del ricorrente.
Norme richiamate
artt. 112 e ss. c.p.a.
Le disposizioni disciplinano il giudizio di ottemperanza, promosso per ottenere l’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali esecutivi.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere richiede la piena e comprovata soddisfazione extragiudiziale della pretesa, documentata in modo tale da dimostrare che il bene della vita perseguito sia stato integralmente conseguito e che non residui alcuna utilità dalla pronuncia di merito.
- Quando manca la prova documentale dell’integrale soddisfacimento della pretesa, ma fatti o atti univoci successivi alla proposizione del ricorso e il comportamento processuale delle parti evidenziano il venir meno dell’interesse alla decisione, il giudice amministrativo deve dichiarare l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, anziché la cessazione della materia del contendere.
- La declaratoria di cessazione della materia del contendere ha natura sostanziale, poiché accerta la piena soddisfazione della pretesa e può produrre effetti oltre il processo; la declaratoria di sopravvenuta carenza di interesse ha invece natura processuale e presuppone soltanto l’inutilità della decisione per il venir meno dell’interesse a coltivare il giudizio.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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