Sentenza n. 1094/2026 - Salerno, Sezione 2
per l'annullamento previa sospensiva, - dell'ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi n. 2349 dell'1 aprile 2026, emessa dal Comune di Castellabate, - della comunicazione di avvio del procedimento ex artt. 7 e 8 L. 241/90 prot. n. 0005400 del 27.02.2026; - di ogni altro atto presupposto, connesso, collegato e conseguenziale, tra cui la nota del Segretario Comunale prot. n. 0017320 del 26.06.2025 ed il decreto sindacale prot. 6109 del 21.3.2024.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relativa ad abusi edilizi su un fabbricato
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza comunale di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, nonché gli atti presupposti, deducendo, tra l'altro, l'illegittimità dell'esercizio del potere sanzionatorio in pendenza di un'istanza di sanatoria presentata il 10 maggio 2025 ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. 380/2001. L'istanza, successivamente integrata su richiesta del SUAP Cilento, non era ancora stata definita ed era in corso una conferenza asincrona di servizi, nella quale erano stati acquisiti il nulla osta dell'Ente Parco e il parere contrario del Comune.
La decisione
Il TAR ha deciso il ricorso con sentenza semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a., ritenendo manifestamente fondato e assorbente il motivo relativo alla pendenza dell'istanza di sanatoria. In base al principio richiamato dal giudice, la presentazione dell'istanza di sanatoria preclude al Comune l'irrogazione della sanzione edilizia fino alla sua eventuale definizione negativa da parte degli organi competenti. Il Comune non poteva quindi adottare l'ordinanza di demolizione prima della conclusione del procedimento di sanatoria. Il TAR ha annullato l'ordinanza di demolizione n. 2349 dell'1 aprile 2026; gli ulteriori motivi sono rimasti assorbiti. Non è stata pronunciata una decisione sostitutiva sull'istanza di sanatoria, anche perché il giudice non può pronunciarsi con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati. Le spese sono state compensate in ragione della natura formale della decisione.
Norme richiamate
art. 36-bis d.P.R. 380/2001
La pendenza dell'istanza di sanatoria edilizia, integrata nel corso del relativo procedimento e non ancora definita, impedisce l'irrogazione della sanzione edilizia fino alla sua eventuale conclusione negativa.
art. 34, comma 3, c.p.a.
pronunciare con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati
Il giudice amministrativo non può sostituirsi all'amministrazione esercitando o anticipando poteri amministrativi non ancora concretamente esercitati.
art. 60 c.p.a.
Consente la definizione della controversia con sentenza semplificata quando la causa risulta manifestamente fondata e sussistono i presupposti processuali per la decisione immediata.
artt. 7 e 8 l. 241/1990
Disposizioni richiamate nell'atto di comunicazione di avvio del procedimento impugnato; il testo non reca una specifica statuizione interpretativa su tali norme.
Massime di principio
- La pendenza di un'istanza di sanatoria edilizia ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. 380/2001, non ancora definita, preclude all'amministrazione comunale l'adozione o l'irrogazione della sanzione edilizia demolitoria sino alla conclusione negativa del procedimento di sanatoria da parte degli organi competenti.
- Quando il procedimento di sanatoria edilizia è ancora pendente, il giudice amministrativo può annullare l'ordinanza di demolizione adottata nel frattempo, ma non può definire direttamente l'istanza né esercitare poteri amministrativi non ancora esercitati, ai sensi dell'art. 34, comma 3, c.p.a.
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