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Sentenza

Sentenza n. 4634/2026 - Napoli, Sezione 8

Giustizia amministrativa202505318

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VIIISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: Silenzio serbato sull'istanza volta a ottenere la revoca, in realtà l'annullamento d'ufficio, di un permesso di costruire in variante e sanatoria

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti, proprietari dell'immobile confinante, hanno chiesto l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dal Comune su un'istanza del 7 maggio 2025, reiterativa di una precedente istanza, diretta alla rimozione del permesso di costruire in variante e sanatoria rilasciato nel 2022 alle controinteressate. Hanno dedotto la violazione degli artt. 1 e 2 della l. 241/1990 e degli artt. 3 e 97 Cost., nonché eccesso di potere per ingiustizia manifesta, sostenendo l'esistenza di un obbligo dell'amministrazione di pronunciarsi espressamente. A fondamento della richiesta hanno allegato irregolarità edilizie non eliminate dal titolo, tra cui una grondaia incidente sullo stillicidio, una ringhiera e un lastrico solare idonei a consentire l'affaccio sul fondo confinante, vetrate ritenute inidonee a impedire le vedute e violazioni delle distanze legali previste dall'art. 9 del d.m. n. 1444/1968 e dall'art. 905 c.c. Hanno inoltre richiesto la nomina di un commissario ad acta e il risarcimento del danno da ritardo. Le controinteressate hanno eccepito l'inammissibilità del ricorso, deducendo che l'istanza sollecitava un potere discrezionale di autotutela e non poteva riaprire i termini per impugnare il permesso di costruire, ormai non tempestivamente contestato.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato i ricorrenti al pagamento di 2.000 euro, oltre accessori di legge, in favore delle controinteressate. Il Collegio ha qualificato la richiesta come istanza di annullamento d'ufficio ex art. 21-nonies l. 241/1990, e non come revoca ex art. 21-quinquies, poiché le ragioni dedotte riguardavano l'illegittimità originaria del permesso di costruire e non una nuova valutazione dell'interesse pubblico. Ha affermato che l'annullamento d'ufficio è un potere discrezionale, non imponibile dall'esterno: l'istanza privata ha valore meramente sollecitatorio e non fa sorgere un obbligo giuridicamente azionabile di provvedere. Poiché il permesso di costruire non era stato impugnato nei termini decadenziali, l'azione avverso il silenzio non poteva essere utilizzata per eludere l'inoppugnabilità del titolo e riaprire i termini di impugnazione. Mancando l'obbligo di provvedere, è mancata una condizione per la proponibilità del ricorso ex art. 117 c.p.a.; le ulteriori richieste, comprese la nomina del commissario ad acta e il risarcimento del danno da ritardo, non hanno quindi trovato accoglimento.

Norme richiamate

  • art. 29 c.p.a.

    I provvedimenti amministrativi si consolidano se non impugnati entro i termini di legge; l'istanza successiva di autotutela non consente di eludere la decadenza dall'impugnazione.

  • art. 117 c.p.a.

    Il ricorso avverso il silenzio è proponibile solo in presenza di un obbligo dell'amministrazione di provvedere; tale condizione manca quando l'istanza sollecita esclusivamente l'esercizio discrezionale dell'autotutela.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    La formulazione della norma conferma la natura facoltativa e discrezionale dell'annullamento d'ufficio; l'amministrazione non è obbligata a pronunciarsi su ogni istanza privata diretta a sollecitarlo.

  • art. 21-quinquies l. 241/1990

    La revoca riguarda una rinnovata valutazione dell'interesse pubblico, mentre la contestazione dell'illegittimità originaria del titolo attiene all'annullamento d'ufficio.

  • art. 9 d.m. n. 1444/1968

    Norma richiamata dai ricorrenti a sostegno della dedotta violazione delle distanze tra pareti finestrate; il TAR non ha esaminato nel merito tale censura.

  • art. 905 c.c.

    Norma richiamata dai ricorrenti a sostegno della dedotta violazione delle distanze per vedute dirette e opere assimilate; il TAR non ha esaminato nel merito tale censura.

Massime di principio

  • L'istanza privata diretta a sollecitare l'annullamento d'ufficio di un provvedimento amministrativo, anche quando deduce specifici profili di illegittimità, ha natura meramente sollecitatoria e non fa sorgere un obbligo giuridicamente azionabile dell'amministrazione di pronunciarsi.
  • Il ricorso avverso il silenzio ex art. 117 c.p.a. è inammissibile quando manca un obbligo dell'amministrazione di provvedere sull'istanza, poiché l'esistenza di tale obbligo costituisce una condizione per la proponibilità dell'azione.
  • La richiesta qualificata formalmente come revoca deve essere ricondotta all'annullamento d'ufficio quando si fonda sull'illegittimità originaria del provvedimento; la revoca presuppone invece una rinnovata valutazione dell'interesse pubblico.
  • L'istanza di autotutela non può essere utilizzata per eludere il termine decadenziale di impugnazione e riaprire il controllo giurisdizionale su un provvedimento ormai inoppugnabile, in ossequio alla certezza delle situazioni giuridiche.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziAutotutelaTermini del procedimento e silenzioLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaSilenzio della pubblica amministrazioneDecadenza e tardivitàLegittimazione e interesse a ricorrere

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