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Sentenza

Sentenza n. 4452/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202500239

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lazio, Sez. IV, che aveva respinto il ricorso contro il provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale di un manufatto abusivo e della relativa area di sedime

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La proprietaria ha appellato la sentenza del TAR deducendo un unico motivo, articolato sull'asserito errore manifesto del verbale di accertamento dell'inottemperanza, sull'omissione di accertamenti d'ufficio e sull'illegittimità, nullità e insussistenza dell'ordinanza di demolizione posta a fondamento dell'acquisizione. In particolare, ha sostenuto che l'ordinanza di demolizione del 31 ottobre 2001 sarebbe stata emessa e notificata oltre il termine prescrizionale e decadenziale di dieci anni e che il potere del Comune di ottenerne l'esecuzione si sarebbe prescritto. Ha inoltre dedotto che, in assenza di una definizione della sanabilità dell'immobile, non sarebbe stato possibile procedere all'acquisizione al patrimonio comunale. Il Comune ha eccepito anche la genericità dell'appello e l'assenza di specifiche censure rivolte ai capi della sentenza impugnata.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello, ritenendo infondato l'unico motivo dedotto e, in via preliminare, rilevando che non vi erano ragioni per discostarsi dalla valutazione già espressa in sede cautelare. Il Collegio ha affermato che gli illeciti urbanistici hanno carattere permanente e che il decorso del tempo non determina la decadenza dell'amministrazione dal potere di sanzionarli. Ha valorizzato il consolidamento dell'ordinanza di demolizione, conseguente alla perenzione nel 2014 del ricorso contro di essa, nonché il consolidamento del diniego di condono, divenuto definitivo nel 2020 per mancata impugnazione della sentenza che aveva respinto il ricorso contro il diniego. L'acquisizione del manufatto abusivo e dell'area di sedime è stata ritenuta una conseguenza automatica dell'inottemperanza all'ordine di demolizione, priva di margini di discrezionalità amministrativa. Richiamando l'Adunanza Plenaria n. 16/2023, il Collegio ha precisato che l'inottemperanza costituisce un illecito permanente cui segue l'acquisizione del bene al patrimonio comunale nei termini previsti dalla legge; pertanto, al momento dell'adozione dell'atto impugnato il Comune era già divenuto proprietario del manufatto e dell'area, senza che tale diritto reale fosse estinguibile per prescrizione. La sentenza di primo grado è stata quindi confermata. L'appellante è stata condannata al pagamento delle spese del grado, liquidate in euro 4.000, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    L'acquisizione gratuita al patrimonio comunale consegue automaticamente all'inottemperanza all'ordine di demolizione, senza margini di discrezionalità per l'amministrazione, una volta consolidati i presupposti dell'illecito edilizio.

  • d.l. 30 settembre 2003, n. 269, convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326

    Disciplina richiamata quale base normativa dell'istanza di condono edilizio, definitivamente respinta.

  • legge n. 1497/1939

    Richiamata per il vincolo paesaggistico gravante sull'area, dichiarata di notevole interesse pubblico.

  • d.m. 2 aprile 1954, n. 93

    Richiamato quale atto dichiarativo del notevole interesse pubblico dell'area.

  • Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 16/2023

    Il mancato adempimento all'ordine di demolizione integra un illecito permanente cui segue, nei termini fissati dalla legge, l'acquisizione del bene abusivo e dell'area di sedime al patrimonio comunale; il diritto reale acquisito dall'ente non si estingue per prescrizione.

Massime di principio

  • Gli illeciti urbanistico-edilizi hanno carattere permanente; pertanto, il decorso del tempo non determina la decadenza dell'amministrazione dal potere di accertarli e sanzionarli.
  • L'acquisizione gratuita al patrimonio comunale del manufatto abusivo e dell'area di sedime costituisce conseguenza automatica dell'inottemperanza all'ordine di demolizione, senza che l'amministrazione disponga di margini di discrezionalità nella sua adozione.
  • L'acquisizione al patrimonio comunale si collega all'inutile decorso del termine previsto dalla legge e il relativo provvedimento ha natura dichiarativa, non costitutiva, dell'effetto acquisitivo già verificatosi.
  • Il diritto reale acquisito dal Comune sul manufatto abusivo e sull'area di sedime non è soggetto a estinzione per prescrizione.
  • Quando l'ordine di demolizione e il diniego di condono si siano definitivamente consolidati, l'impugnazione del successivo provvedimento di acquisizione non può fondarsi sulla rimessa in discussione della legittimità o efficacia degli atti presupposti.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioAppello
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiEfficacia ed esecutorietàTermini del procedimentoEffetto conformativo e riedizione del potere

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