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Sentenza

Sentenza n. 3641/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del decreto reso dal Ministero dell''Interno il 19.03.2019 notificato in data 15.10.2019 che ha respinto l ''istanza di concessione della cittadinanza italiana (-OMISSIS-)

Giustizia amministrativa202000213

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana per motivi di pericolosità per la sicurezza della Repubblica

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto ministeriale del 19 marzo 2019, notificato il 15 ottobre 2019, con cui era stata respinta l'istanza di concessione della cittadinanza italiana presentata ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91 del 1992. Il diniego era motivato da ragioni di pericolosità per la sicurezza della Repubblica, sulla base di una relazione dei servizi di sicurezza. Nel corso del giudizio il TAR ha ordinato il deposito della relazione istruttoria. L'Amministrazione ha poi comunicato il riesame della posizione alla luce di nuovi elementi favorevoli e ha depositato il decreto del 2 luglio 2025 con cui la cittadinanza italiana è stata conferita al ricorrente.

La decisione

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere, rilevando che il conferimento della cittadinanza italiana costituiva una soddisfazione piena dell'interesse sostanziale perseguito con il ricorso. Non ha quindi esaminato nel merito la legittimità del precedente diniego. Le spese sono state compensate, in considerazione della delicatezza degli interessi coinvolti e del principio di precauzione che orienta l'azione amministrativa in materia di sicurezza della Repubblica; secondo il Collegio, l'Amministrazione non poteva discostarsi dalle valutazioni sulla pericolosità espresse dai servizi di sicurezza al momento dell'esame originario della domanda.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 5 febbraio 1992, n. 91

    La disposizione costituisce la base normativa dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana proposta dal ricorrente.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    È richiamato nel provvedimento in relazione alla definizione del giudizio.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    È richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, unitamente all'art. 52 del d.lgs. n. 196 del 2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • La sopravvenuta adozione del provvedimento richiesto, quando soddisfa integralmente l'interesse sostanziale dedotto in giudizio, comporta la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, senza necessità di esaminare nel merito la legittimità dell'atto originariamente impugnato.
  • In materia di concessione della cittadinanza per ragioni connesse alla sicurezza della Repubblica, l'Amministrazione deve considerare le valutazioni sulla pericolosità espresse dai servizi di sicurezza al momento dell'esame della domanda e, secondo quanto affermato nella pronuncia, non può discostarsene, alla luce del principio di precauzione.
  • La riedeterminazione favorevole dell'Amministrazione, intervenuta nel corso del giudizio sulla base di nuovi elementi, può determinare la cessazione della materia del contendere quando attribuisce integralmente il bene della vita richiesto, anche se l'Amministrazione non riconosce l'illegittimità del precedente diniego.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaEstinzione, perenzione e improcedibilitàPericolosità sociale e valutazioni di sicurezza
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativoAntimafia, sicurezza e ordine pubblico
IstitutiSopravvenuta carenza di interessePrincipi di precauzione e prevenzione

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