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Ordinanza

Ordinanza n. 155/2026 - Catanzaro, Sezione 2

Giustizia amministrativa202600316

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Catanzaro, Sez. IIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del permesso di soggiorno di lungo periodo per lavoro autonomo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento del Questore di Crotone con cui gli è stato negato il permesso di soggiorno di lungo periodo per lavoro autonomo, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare. Dalla motivazione dell’ordinanza emerge che il diniego era fondato sulla rilevanza di reati ostativi e sul loro collegamento con i legami familiari del ricorrente. In sede cautelare il ricorrente ha valorizzato la dichiarazione della moglie, che aveva deciso di riammetterlo in casa, nonché lo stato di gravidanza della stessa, quali elementi a sostegno dei legami familiari e della permanenza sul territorio nazionale.

La decisione

Il TAR ha ritenuto insussistente il fumus boni iuris. In particolare, ha rilevato che l’amministrazione aveva motivato sul collegamento tra i reati ostativi e i legami familiari del ricorrente e che la dichiarazione della moglie e la sua gravidanza non impedivano di considerare la lesione oggettiva dei beni giuridici accertata in sede penale. La formazione o l’esistenza di una famiglia sul territorio italiano non costituisce, secondo il giudice, una garanzia assoluta contro il diniego del titolo di soggiorno quando la condotta criminale raggiunga una soglia di gravità incompatibile con la permanenza dello straniero. Ritenuta insufficiente la probabilità di fondatezza della domanda, il TAR ha assorbito la valutazione del pregiudizio grave e irreparabile e ha respinto l’istanza cautelare. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La domanda cautelare è stata esaminata secondo i presupposti della tutela cautelare nel processo amministrativo; l’insussistenza del fumus boni iuris ha reso non necessaria la valutazione del pregiudizio grave e irreparabile.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La norma è stata richiamata quale presupposto per l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi del ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    La disposizione è stata richiamata, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità del ricorrente mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • La formazione o l’esistenza di una famiglia sul territorio italiano non costituisce una garanzia assoluta contro il diniego o la revoca del permesso di soggiorno: l’amministrazione deve comunque considerare la gravità oggettiva dei reati ostativi e la lesione dei beni giuridici accertata in sede penale.
  • Quando il comportamento criminale supera una soglia di gravità oggettivamente percepibile e risulta incompatibile con l’ospitalità offerta dallo Stato, il diniego della permanenza dello straniero può risultare vincolato, anche in presenza di legami familiari.
  • Ai fini cautelari, l’insussistenza del fumus boni iuris è sufficiente a respingere la domanda, rendendo assorbita la valutazione del pregiudizio grave e irreparabile.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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