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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38619/2022 del 13/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Chieti che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del presunto profitto del reato. La contestazione provvisoria riteneva che Tinari, in qualità di legale rappresentante della Jeti s.r.l., avesse ceduto beni societari a LB Metal s.r.l. per un corrispettivo molto inferiore al valore, con emissione di cambiali, configurando appropriazione indebita (riqualificata anche come illecito ai sensi dell'art.2634 c.c.). Il PM deduceva violazione di legge sul tema del sequestro, sostenendo che il Tribunale del Riesame avesse errato nella valutazione del fumus commissi delicti operando una valutazione di merito piena anziché il giudizio cautelare tipico, e che elementi quali il pagamento con cambiali e la dismissione dei beni fossero indizi concreti della fattispecie penalmente rilevante e del pregiudizio per i creditori (anche per mancata convocazione dei soci ai sensi dell'art.2848 c.c.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso proponesse in realtà una critica alla motivazione del Tribunale del Riesame e non una violazione di legge. La Suprema Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse condotto una analitica e diffusa disamina degli elementi investigativi e che l'esclusione del fumus commissi delicti fosse motivata in modo non meramente apparente. In particolare il Tribunale del Riesame aveva rilevato l'assenza di una valutazione del valore della cessione, la mancanza di prova che l'attività sociale fosse cessata, l'irrilevanza del pagamento con cambiali senza accertamento della solvibilità dell'acquirente e la presenza di clausola di risoluzione per inadempimento, nonché l'assenza di elementi soggettivi chiari circa l'intento di favorire l'acquirente. Sulla base di queste argomentazioni la Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso e, perciò, ha sostanzialmente lasciato inalterata l'ordinanza del Riesame che aveva annullato il sequestro.

Norme richiamate

  • art. 2634 cod. civ.

    Utilizzata per descrivere la qualità del profitto illecito aziendale contestato: lo spostamento di beni societari a favore di soggetti collegati come abuso della carica; la norma individua l'illecito amministrativo/negoziale societario cui il PM faceva riferimento nella ricostruzione del profitto.

  • art. 646 cod. pen.

    Riferimento alla fattispecie provvisoria originaria (appropriazione indebita); la contestazione è stata in parte riqualificata nel corso delle indagini ma rimane rilevante per valutare il fumus dell'illecito patrimoniale.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamato nella motivazione della Corte per distinguere il grado di indizi richiesto per misure cautelari personali (gravi indizi) dal diverso standard richiesto per il fumus commissi delicti ai fini del sequestro preventivo; la Corte sottolinea che il fumus richiede concreti e persuasivi elementi indiziari, pur non essendo al livello di gravi indizi.

  • art. 2848 cod. civ.

    Richiamato nella discussione sulla possibile liquidazione occultata dell'attività sociale senza preventiva convocazione dei soci; la mancata osservanza della disciplina societaria può concorrere a valutazioni di pregiudizio verso i creditori ma va dimostrata con elementi probatori adeguati.

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso solo per violazione di legge: non serve a riesaminare i fatti o la valutazione delle prove già compiuta dal giudice di merito.
  • Per disporre un sequestro preventivo finalizzato alla confisca è necessario il fumus commissi delicti: non si richiede prova piena, ma elementi concreti e persuasivi che colleghino la condotta all'evento punito; tali elementi devono emergere con sufficiente specificità e non con valutazioni meramente astratte.
  • La mera esistenza di un prezzo ritenuto basso o del pagamento con cambiali non è di per sé sufficiente a fondare il sequestro; occorre documentare il valore reale dei beni, la solvibilità dell'acquirente, l'assenza di garanzie contrattuali (es. riserva di proprietà) o elementi soggettivi che dimostrino l'intento di appropriazione o di danno ai creditori.
  • La mancanza di una valutazione economica approfondita (perizia o accertamento del valore) e l'assenza di concreti elementi sul pregiudizio per la società o i creditori possono rendere illegittimo il sequestro.
  • Nel valutare operazioni tra parti correlate (es. società riconducibili agli stessi amministratori) il giudice deve accertare l'elemento anomalo non solo sulla base di sospetti, ma mediante indizi concreti che attestino il carattere simulato o fraudolento dell'operazione.
  • Per i PM: quando si chiede il sequestro preventivo è utile acquisire e mettere in motivazione elementi quali perizie sul valore dei beni, informazioni sulla solvibilità dell'acquirente, documentazione interna societaria (verbali soci, contabili) e clausole contrattuali che evidenzino il rischio di elusione dei creditori.
  • Per la difesa: sottolineare l'assenza di valutazioni economiche oggettive, la presenza di clausole contrattuali che tutelano il venditore e la regolare natura dell'operazione può convincere il giudice di riesame a revocare o annullare il sequestro.

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