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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21957/2022 del 07/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale della Libertà di Bologna che, accogliendo l'appello dell'indagato, aveva annullato l'ordinanza del GIP di Modena che aveva respinto la richiesta difensiva di revoca della misura interdittiva (divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche per 12 mesi) applicata a Toscano in relazione a un'associazione per delinquere finalizzata a bancarotta, riciclaggio e autoriciclaggio. Il PM censura la decisione del Tribunale di Bologna per avere sottovalutato la gravità e la concretezza degli indizi: Toscano avrebbe collaborato per anni con l'associazione (2015-2019), partecipando a quattro procedure di concordato e ricoprendo ruoli apicali in molteplici società (18), nonché operando insieme a soggetti già indagati in inchieste precedenti; per il PM tali elementi, unitamente alla pervicacia e all'impiego della professionalità al servizio dell'associazione, giustificano il pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Bologna - Sezione per il riesame delle misure cautelari personali per un nuovo esame. La Corte ha richiamato il principio per cui non si può desumere il pericolo di reiterazione soltanto dal titolo di reato ma occorre valutare la gravità del fatto nelle sue concrete manifestazioni (modalità, durata, personalità dell'indagato, ruolo negli enti), ha osservato che il Tribunale di Bologna non ha adeguatamente considerato tali elementi e ha quindi disposto che il Tribunale di Bologna motivi nuovamente in ordine alle esigenze cautelari e, se del caso, indichi la misura applicabile, valutando unitariamente le fasi connesse del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen., lett. c)

    ultimo periodo della lettera c) dell'art. 274 cod. proc. pen.

    Non è possibile desumere il pericolo di reiterazione dalla sola gravità astratta del titolo di reato; occorre valutare la gravità del fatto nelle sue concrete manifestazioni, le modalità, la durata, la personalità dell'indagato e il contesto socio-ambientale per una prognosi sul rischio di reiterazione

  • legge n. 47 del 2015

    modifica dell'ultimo periodo della lettera c) dell'art. 274 cod. proc. pen.

    La modifica normativa ha reso necessario considerare la valutazione concreta del fatto e non limitarsi al solo titolo di reato nel giudizio sul pericolo di reiterazione

Massime di principio

  • Per valutare il pericolo di reiterazione non basta il titolo di reato: il giudice deve accertare la gravità dei fatti nelle loro concrete modalità, la durata delle condotte e la pervicacia dell'agente
  • I ruoli apicali o l'uso della professione per agevolare reati aumentano la probabilità di pericolo concreto e devono essere considerati nel bilancio cautelare
  • Il tempo trascorso dalla condotta è un elemento neutro: non esclude di per sé il pericolo di reiterazione ma richiede una valutazione prognostica più approfondita
  • La decisione sulle misure cautelari personali richiede motivazione specifica su personalità, modalità del reato e contesto socio-ambientale; motivazioni generiche o omissioni possono giustificare annullamento e rinvio
  • Quando vi sono procedimenti e provvedimenti cautelari connessi, è opportuno valutare unitariamente la trattazione per garantire coerenza delle decisioni

Testo integrale

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