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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17914/2023 del 28/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva confermato le condanne per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. I motivi dedotti erano: (a) omissione della traduzione in inglese della sentenza di appello, lingua nota all'imputato; (b) contestazione della qualificazione del fatto come resistenza a pubblico ufficiale e del nesso teleologico tra condotta violenta e lesioni ai pubblici ufficiali (art. 337 c.p.); (c) mancato riconoscimento della causa di non punibilità ex art. 393-bis c.p., anche nella forma putativa; (d) assenza del nesso teleologico tra la condotta e le lesioni; (e) contestazione della rilevanza/assorbimento della circostanza aggravante di cui all'art. 576, comma 1, n. 5-bis c.p.; (f) mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo complessivamente infondato e ha confermato la decisione della Corte di appello di Lecce. In sintesi: la qualificazione dei fatti come resistenza a pubblico ufficiale con lesioni è stata ritenuta motivata (l'imputato si rifiutò di seguire gli operatori e aggredì con pugni e calci, causando lesioni lievi a sei agenti); non sono ammissibili in cassazione riletture di fatto proposte dal ricorrente; la causa di non punibilità ex art. 393-bis c.p. è stata esclusa (nemmeno in forma putativa) perché mancavano elementi per ritenere illegittimo l'operato degli agenti e perché l'imputato fu chiaramente informato in inglese dell'identità degli operanti prima della reazione violenta; l'aggravante di cui all'art. 576, comma 1, n. 5-bis c.p. non è da considerarsi assorbita nel delitto di resistenza e può applicarsi anche in concorso con le lesioni volontarie; la mancata concessione delle attenuanti generiche è stata ritenuta motivata dalla gravità dei fatti e dal precedente penale specifico; l'omessa traduzione della sentenza di appello in inglese non ha determinato nullità in assenza di specifici elementi che dimostrassero pregiudizio per l'esercizio della difesa. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese (la sentenza termina con il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento).

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    Norma richiamata in relazione al reato di resistenza a pubblico ufficiale; la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione del fatto come resistenza, valutando i comportamenti violenti dell'imputato nel contesto del controllo da parte della Polizia.

  • art. 393-bis cod. pen.

    La Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità (anche in forma putativa) perché non sussistevano elementi che dimostrassero l'illegittimità oggettiva dell'azione dei pubblici ufficiali; inoltre la putatività non è rilevante quando il soggetto ha acquisito consapevolezza dell'identità degli agenti prima della reazione violenta.

  • art. 576, comma 1, n. 5-bis cod. pen.

    Aggravante applicabile alle lesioni personali volontarie anche quando concorre con il reato di resistenza a pubblico ufficiale; non è assorbita automaticamente nella fattispecie di resistenza.

  • art. 613 cod. proc. pen. (modificato dalla legge 23/06/2017 n. 103)

    Richiamata in relazione alla perdita della facoltà dell'imputato di proporre personalmente ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto che l'omessa traduzione non costituisce di per sé causa di nullità, specie dopo la modifica normativa che limita la difesa personale in cassazione.

  • legge 23 giugno 2017, n. 103

    Norma che ha modificato l'art. 613 c.p.p.; utilizzata per sostenere che l'imputato non può più proporre personalmente ricorso in cassazione, con la conseguenza che l'omessa traduzione della sentenza non determina automaticamente nullità senza prova di pregiudizio.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020, conv. con modificazioni in l. n. 176 del 2020

    Richiamato per giustificare che il giudizio di cassazione si è svolto a trattazione scritta; il procedimento ha seguito le conclusioni scritte depositate dalle parti.

Massime di principio

  • In cassazione non è possibile ottenere una rivalutazione del merito dei fatti: i giudizi di fatto e le ricostruzioni probatorie operati dal giudice del merito sono preclusi salvo profili di illogicità o violazioni di diritto.
  • La causa di non punibilità ex art. 393-bis c.p. richiede che la condotta del pubblico agente sia oggettivamente illegittima rispetto allo scopo del potere conferito; la semplice lamentela di modalità scorrette non è sufficiente se mancano elementi concreti di illegittimità.
  • L'eventuale putatività dell'esimente richiede che il soggetto non abbia acquisito consapevolezza dell'illegittimità dell'azione degli agenti prima della reazione violenta; se l'identità e la funzione degli agenti sono state chiaramente comunicate prima dell'atto violento, la putatività non opera.
  • L'omessa traduzione di una sentenza nella lingua nota all'imputato non comporta automaticamente nullità: è necessario dimostrare un pregiudizio concreto e specifico all'esercizio del diritto di difesa.
  • L'aggravante prevista dall'art. 576, comma 1, n. 5-bis c.p. può concorrere con il reato di resistenza a pubblico ufficiale e non è automaticamente assorbita da quest'ultimo; occorre valutare separatamente il disvalore delle condotte.
  • La negazione delle attenuanti generiche può essere motivata con riferimento alla gravità del fatto e a precedenti penali specifici; tale valutazione, se motivata, è insindacabile in cassazione.

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