Sentenza del 14/03/2022 n. 8159 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il contribuente impugnava l'avviso Ici relativo al 2006 sostenendo che il terreno, adibito a noccioleto, non poteva essere considerato edificabile. Contestava che l'edificabilità fosse stata ricavata dal PUC adottato dal Comune senza approvazione regionale e senza strumenti attuativi, che il PUC era stato adottato dopo il periodo controverso (2008) e che non era stato notificato o motivato nell'avviso l'aumento di valore. Denunciava altresì doppia imposizione per avvisi precedenti e difetti di motivazione e di comunicazione degli atti presupposti, chiedendo annullamento dell'accertamento o riduzione del quantum.
La decisione
La Corte di cassazione ha respinto il ricorso del contribuente. Ha confermato il principio consolidato secondo cui, ai fini Ici/Imu, l'edificabilità deve essere desunta dalla qualificazione attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune (PUC), anche se non approvato dalla Regione e in assenza di strumenti attuativi: l'avvio del procedimento di trasformazione urbanistica è sufficiente a far aumentare il valore venale dell'area e giustifica l'accertamento per il periodo d'imposta. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili o infondati vari motivi per difetti di specificità, commistione di censure e mancata produzione/individuazione documentale; ha ritenuto che la Commissione territoriale abbia adeguatamente motivato l'uso dell'accertamento integrativo e che la mancata comunicazione dell'atto presupposto non esoneri dall'obbligo dichiarativo. Per questi motivi il ricorso è stato rigettato e il Comune è riconosciuto vincitore; non essendosi costituito, non sono state decise le spese processuali.
Norme richiamate
D.L. n. 203 del 2005, art. 11 quaterdecies, comma 16
art. 11 quaterdecies, comma 16
Norma di interpretazione autentica: l'edificabilità va desunta dalla qualificazione attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall'approvazione regionale e dagli strumenti attuativi
D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2
Conferma che un'area è considerata fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio secondo lo strumento urbanistico generale adottato dal Comune, anche senza approvazione regionale o attuazione
D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. b
Riferimento alla disciplina originaria ICI/IMU sul criterio di determinazione della base imponibile fondata sul valore venale; interpretata alla luce delle successive disposizioni interpretative
D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 10
Prevede obbligo dichiarativo del contribuente per le aree; la mancata comunicazione/notificationsingola dell'ente non esonera dagli obblighi dichiarativi
D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 59, comma 1, lett. f
art. 59, comma 1, lett. f
Consente al Comune, a determinate condizioni, di riconoscere rimborsi per periodi pregressi se così deciso dall'ente
L. n. 241 del 1990, art. 21 octies
Riferita alla partecipazione e trasparenza degli atti amministrativi; qui richiamata dal ricorrente per contestare la mancata comunicazione degli atti presupposti
D.P.R. n. 917 del 1986, art. 163
Norma fiscale citata dal ricorrente in tema di accertamento e tassazione, richiamata nella censura sulla doppia imposizione
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53
Norma della procedura tributaria citata in relazione alla trattazione di eccezioni processuali e motivazionali
Codice di procedura civile, art. 112 e art. 360
art. 112 c.p.c.; art. 360 c.p.c.
Richiamati per i rimedi di cassazione: corretto uso delle fattispecie di impugnazione, specificità delle censure e limiti dell'omesso esame di fatto decisivo
Codice civile, art. 2697
Richiamato in ordine all'onere della prova: il ricorrente lamentava che il Comune non avrebbe dimostrato l'inserimento nel PUC
Massime di principio
- L'inserimento di un'area in un piano regolatore generale adottato dal Comune è sufficiente, ai fini Ici/Imu, a qualificare l'area come edificabile anche senza approvazione regionale o strumenti attuativi; l'avvio del procedimento urbanistico può aumentare il valore venale e incidere sul prelievo periodico
- L'aumento di valore derivante da mutate previsioni urbanistiche giustifica un accertamento per il periodo d'imposta interessato e non dà automaticamente diritto a rimborsi per anni pregressi, salvo che il Comune non li riconosca espressamente
- La mancata comunicazione formale dell'ente circa la variazione urbanistica non esonera il contribuente dagli obblighi dichiarativi e non invalida automaticamente l'accertamento quando il quadro urbanistico risulta dall'atto amministrativo adottato
- In sede di impugnazione in Cassazione è imprescindibile la specificità e l'autosufficienza delle censure: documenti e passi motivazionali si devono indicare e localizzare chiaramente; motivi generici, commisti o privi di prova documentale sono spesso dichiarati inammissibili
- Le questioni di merito relative alla determinazione del quantum (es. presunta sproporzione del valore) non possono essere riproposte in Cassazione come semplici riconsiderazioni dei fatti già valutati dal giudice di merito; occorre provare errori di diritto o omissioni determinanti
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