Cassazione Civile, Sentenza n. 18948/2024 del 10/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Svam Solution chiedeva il pagamento di Euro 1.027.500,00 per attività svolta in esecuzione di contratto (progettazione e sviluppo di due impianti fotovoltaici). CIC contestava il diritto al corrispettivo sostenendo che il contratto subordinava il pagamento al rilascio dell'autorizzazione unica entro il termine essenziale del 31-12-2011 (condizione sospensiva), non verificatosi. In appello Svam (curatela) vinse; CIC ha impugnato in Cassazione contestando l'interpretazione del termine contrattuale, la mancata applicazione delle norme sulle condizioni e la valutazione probatoria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di CIC. Ha ritenuto corretta e plausibile l'interpretazione della Corte d'appello secondo cui il termine indicato era un termine per l'adempimento (termine essenziale) e non una condizione sospensiva che azzerasse il diritto al corrispettivo. La Corte d'appello aveva accertato che Svam aveva già svolto gran parte delle prestazioni prima della stipula e che l'ottenimento dell'autorizzazione poco dopo il termine era conseguenza dell'attività svolta; inoltre i rapporti tra le parti erano proseguiti senza soluzione di continuità. Perciò l'accoglimento dell'appello e la condanna di CIC al pagamento di Euro 1.027.500,00 (più interessi e spese) sono stati confermati. CIC è stata condannata anche alle spese di Cassazione (liquidate nel dispositivo) e al versamento di eventuale contributo unificato aggiuntivo previsto dall'art.13 DPR 115/2002.
Norme richiamate
art. 360 c.p.c. (n.3 e n.5)
Articolo richiamato come base dei motivi di cassazione: vizio di diritto (n.3) e omesso esame di fatto decisivo (n.5). La Corte ricorda che tali censure richiedono chiara indicazione delle norme interpretative violate e la dimostrazione che l'omissione di un fatto storico avrebbe determinato esito diverso.
art. 1362 c.c. e artt. 1362 e ss. c.c.
Richiamati come canoni legali di interpretazione del contratto; la Corte sottolinea che l'accertamento della volontà delle parti è indagine di fatto devoluta al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo per violazione dei canoni legali di interpretazione.
art. 1457 c.c.
Richiamato per chiarire che il termine 'essenziale' è tipicamente riferibile al termine per l'adempimento (conseguente rimedio della risoluzione ex art.1457) e non automaticamente a una condizione sospensiva dell'efficacia del diritto.
art. 1353 c.c.
Richiamato dalla ricorrente in relazione all'accordo sulle condizioni; la Corte ha ritenuto irrilevante perché la questione era stata in realtà risolta interpretando il contratto come stabilente un termine per l'adempimento e non una condizione sospensiva.
art. 1354 c.c.
Citato dalla ricorrente in tema di condizione impossibile; la Corte ha escluso applicabilità perché ha ritenuto assente la condizione sospensiva e quindi non sussisteva il problema della condizione impossibile che inficerebbe la validità del contratto.
art. 115 c.p.c.
Richiamato in relazione alla doglianza che la Corte d'appello avrebbe posto a fondamento fatti 'non contestati': la Cassazione ricorda la distinzione tra acquisizione d'ufficio di prove e libero apprezzamento delle prove dalle parti; molte pretese contestazioni dalla ricorrente erano in realtà valutazioni probatorie legittime del giudice di merito.
art. 116 c.p.c.
Menzi ono nell'analisi per evidenziare che il giudice di merito può valutare e attribuire diverso peso alle prove proposte dalle parti senza violare l'art.115 c.p.c.; la Corte ha considerato non censurabile la valutazione delle prove compiuta dalla Corte d'appello.
art. 2729 c.c.
Richiamato dalla ricorrente in tema di onere e qualità della prova presuntiva; la Corte ha rilevato però che il ragionamento presuntivo era fondato sull'assunto errato che il contratto fosse sospensivamente condizionato.
d.lgs. 387/2003 (autorizzazione unica)
La norma regolamenta l'autorizzazione unica cui il contratto faceva riferimento; la questione era se il mancato rilascio entro il termine costituisse condizione sospensiva: la Corte ha valutato fattualmente che il rilascio poco dopo il termine era conseguenza dell'attività già svolta dalla parte incaricata.
art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 (co.1-quater)
Richiamato per l'eventuale obbligo di versamento di un ulteriore contributo unificato da parte della ricorrente in caso di esito negativo del ricorso.
Massime di principio
- La qualificazione di un termine contrattuale come 'essenziale' non implica automaticamente che si tratti di una condizione sospensiva dell'efficacia del contratto: spesso si tratta di termine per l'adempimento disciplinato dall'art.1457 c.c.
- In caso di contestazione interpretativa il giudice di merito compie un'accertamento di fatto: la Cassazione sindaca solo la violazione dei criteri legali di interpretazione (art.1362 e ss.) o palese illogicità della motivazione.
- Se una parte ha già eseguito gran parte delle prestazioni e l'evento indicato si verifica poco dopo il termine per effetto dell'attività svolta, il giudice può riconoscere il diritto al corrispettivo anche se l'evento è avvenuto oltre la data fissata.
- La prosecuzione del rapporto e la continuazione delle prestazioni dopo lo scadere del termine sono indizi rilevanti dell'intenzione delle parti di mantenere in vita il contratto e possono pesare sulla valutazione della natura del termine.
- Le doglianze in Cassazione relative alla valutazione delle prove (art.115 e 116 c.p.c.) sono ammissibili solo se il giudice ha fondato la decisione su prove non introdotte o acquisite d'ufficio oltre i limiti consentiti; altrimenti la valutazione probatoria del merito è insindacabile salvo errori di diritto.
- Per prospettare con successo un vizio ai sensi dell'art.360 n.5 c.p.c. è necessario indicare fatti storici decisivi, risultanti dagli atti, non esaminati e tali da aver potuto determinare esito diverso.
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