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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16772/2023 del 20/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso mirava a censurare l'ordinanza del Tribunale di L'Aquila che aveva annullato il provvedimento del GIP di Sulmona con il quale era stata applicata a Roberto Ciampaglia la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nell'ambito di un'indagine per tentata estorsione. L'ipotesi accusatoria era che il Sindaco di Rivisondoli, il vicesindaco Ciampaglia e l'avv. Liberatore avessero chiesto a più persone il versamento di somme tra €15.000 e €19.000 minacciando la demolizione di una scala di accesso o il diniego di autorizzazioni comunali. Il Procuratore ha contestato la decisione del Tribunale ritenendo che sussistessero gravi indizi di colpevolezza perché erano presenti: la minaccia di esercizio di poteri comunali (demolizione e diniego autorizzazioni), la natura ingiusta del profitto richiesto (somme ritenute sproporzionate e richieste anche a soggetti non condannati), la partecipazione di esponenti comunali e dell'avv. Liberatore (con profili di conflitto di interesse), la scelta dei luoghi degli incontri (sala consiliare e hotel) e il rischio di inquinamento probatorio; inoltre è stata censurata l'adeguatezza della misura cautelare adottata dal GIP.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il controllo della Cassazione sui provvedimenti 'de libertate' sia limitato alla verifica della congruità e non illogicità della motivazione e alla verifica del rispetto delle norme, non alla rivalutazione del merito e del peso delle prove. I motivi del Pubblico Ministero sono stati considerati una rivalutazione del merito della vicenda, mentre il Tribunale aveva fornito una motivazione logica e coerente in ordine all'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e rispetto delle esigenze cautelari; pertanto il gravame è inammissibile e resta efficace l'ordinanza che aveva annullato la misura cautelare disposta dal GIP.

Norme richiamate

  • art. 273 cod. proc. pen.

    La valutazione della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza è rimessa al giudice di merito; la Corte di Cassazione interviene solo se ricorrono violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. 2, sent. n. 56 del 07/12/2011, Siciliano, Rv. 251760)

    Principio secondo cui il controllo di legittimità sui provvedimenti cautelari è circoscritto all'esame del contenuto e della congruità della motivazione, non alla rinnovazione del fatto e della prova.

  • Giurisprudenza (Sez. 1, sent. n. 1769 del 23/3/95, Ciraolo, Rv. 201177)

    Non è consentita alla Cassazione una rivalutazione del merito delle fonti di prova quando la censura si risolva in proposta diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito.

  • Giurisprudenza (Sez. 4, sent. n. 22500 del 3/05/2007, Terranova, Rv. 237012)

    La Corte verifica soltanto che il giudice di merito abbia adeguatamente motivato la gravità del quadro indiziario secondo criteri di coerenza e logica.

  • Giurisprudenza (Sez. U., sent. n. 11 del 21/04/1995, Costantino e altri, Rv. 202001)

    Ribadito il limite del sindacato di legittimità sulla motivazione dei provvedimenti cautelari: controllo sulla forma e sulla logicità, non sul merito probatorio.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione, nei ricorsi avverso provvedimenti cautelari ("de libertate"), controlla solo la legittimità e la logica della motivazione: non è luogo per rinnovare la valutazione del materiale probatorio.
  • Per ottenere o mantenere misure cautelari personali bisogna dimostrare non solo l'esistenza di contatti o richieste di denaro, ma che tali comportamenti configurino chiaramente la minaccia e la natura ingiusta del profitto; la semplice trattativa o la preesistenza di contenziosi amministrativi può indebolire la qualificazione come estorsione.
  • La presenza di pubblici ufficiali o luoghi istituzionali non è in sé decisiva: occorre valutare il contesto concreto (ruoli effettivi, poteri realmente esercitabili rispetto alla minaccia) e l'effettiva idoneità della condotta a coartare la vittima.
  • Il pericolo di inquinamento probatorio e la recidiva o pendenza di altri procedimenti possono giustificare misure più incisive, ma devono essere concretamente documentati e motivati nel provvedimento.
  • Le contestazioni sul conflitto di interessi o sul passaggio di somme attraverso le casse comunali richiedono elementi specifici sui meccanismi di trasferimento e sulla destinazione effettiva delle somme; assunzioni generiche non sono sufficienti per sorreggere una misura cautelare.
  • Chi impugna una decisione che revoca o limita una misura cautelare deve evitare censure incentrate sul "diverso apprezzamento" del merito: il successo in Cassazione richiede la prova di vizi di legge o di manifesta illogicità della motivazione del giudice di merito.

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