Cassazione Penale, Ordinanza n. 04011/2025 del 30/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che il motivo era generico, manifestamente infondato e meramente reiterativo di una doglianza già respinta in appello con motivazione congrua non adeguatamente censurata. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che lo aveva condannato per minacce rivolte a militari in servizio. Nel ricorso ha sostanzialmente reiterato una censura già formulata in appello, sostenendo una lettura alternativa e riduttiva del fatto: secondo la difesa si sarebbe trattato di mera espressione reattiva di sentimenti ostili, priva della serietà e capacità intimidatoria richieste per integrare il reato. La Corte di merito aveva invece ritenuto che si trattasse di vere e proprie minacce, idonee a turbare i militari nell'esercizio delle funzioni, valorizzando il contesto, l'attività in corso e i riferimenti a concrete evenienze riconducibili all'iniziativa dell'agente. La Cassazione ha ritenuto il motivo generico e manifestamente infondato, perché non si confrontava con la motivazione impugnata ma si limitava a ribadire il dissenso difensivo.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a riproporre pedissequamente una censura già disattesa in appello senza confrontarsi in modo specifico con la motivazione della sentenza impugnata.
- La deduzione difensiva che proponga una lettura alternativa e riduttiva del fatto, senza indicare errori logici o giuridici della decisione di merito, integra un motivo generico e manifestamente infondato.
- In tema di minaccia, la serietà e capacità intimidatoria della condotta possono desumersi dal contesto concreto, dall'attività in corso e dai riferimenti a evenienze concrete riconducibili all'iniziativa dell'agente, quando la condotta sia finalizzata a condizionare o turbare il destinatario nell'esercizio delle funzioni.
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