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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35299/2023 del 22/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta del 14/12/2021 che, in accoglimento parziale della pronuncia di primo grado celebrata con rito abbreviato, aveva ritenuto la responsabilità di più imputati per reati connessi al traffico di stupefacenti (art. 73 e art. 74 d.P.R. 309/1990) e, per taluni, aveva contestato l'aggravante dell'agevolazione mafiosa collegata al clan della famiglia Rinzivillo. Le censure principali riguardavano: carenza e vizio della motivazione (insufficiente precisazione del pactum sceleris e dei soggetti coinvolti), errata attribuzione di ruoli apicali o organizzativi, insufficienza degli indizi ricavati da intercettazioni, errata applicazione dell'aggravante per agevolazione mafiosa, diniego ingiustificato delle circostanze attenuanti e contestazioni sulla quantificazione della pena; Cassaro ha censurato in particolare l'uso di "droga parlata" e la mancanza di riscontri oggettivi.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato la maggior parte dei ricorsi inammissibili per genericità o li ha ritenuti manifestamente infondati. In particolare: il ricorso di Ivano Martorana è stato rigettato nel merito (condanna alle spese); gli altri ricorsi (Rinzivillo, Rosa, Salvatore Gueli, Nicola Gueli, Mario Cassaro) sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero adeguatamente motivato la ricostruzione fattuale (sulla base di numerosissime intercettazioni e indizi concludenti), applicando correttamente i principi sull'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, sull'interpretazione delle intercettazioni e sulle aggravanti (inclusa l'agevolazione mafiosa) e che molte censure rappresentassero mera riproposizione delle doglianze già valutate in primo grado senza prospettare nuovi profili decisivi; inoltre sono state richiamate le preclusioni processuali (improponibilità di questioni non sollevate in appello e limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione di fatto).

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73

    Norma sui delitti concernenti la detenzione e il commercio di sostanze stupefacenti; la Corte richiama che la singola commissione di reati ex art. 73 non è di per sé prova dell'associazione, ma costituisce indice sintomatico da valutare insieme ad altri elementi per accertare l'esistenza del sodalizio.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 74

    Fattispecie dell'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: la Corte ribadisce i requisiti (patto associativo tra almeno tre persone, stabilità/organizzazione e partecipazione permanente) e sottolinea l'elemento organizzativo che distingue l'associazione dal mero concorso nei reati.

  • Codice penale - art. 416-bis

    Riguarda l'associazione di tipo mafioso; la Corte, pur trattando in primo luogo reati previsti dal t.u.s., richiama che la sussistenza dell'associazione mafiosa e la prova della sua operatività possono essere accertate con argomentazioni diffuse e circostanziate e che l'aggravante dell'agevolazione mafiosa va valutata secondo i criteri di specificità del dolo.

  • Codice penale - art. 416-bis, comma 1 (aggravante di agevolazione mafiosa)

    La Corte precisa che l'aggravante richiede il dolo specifico di agevolare l'organizzazione mafiosa, ma che tale dolo può desumersi dalla consapevolezza del concorrente circa la finalità agevolatrice perseguita dai compartecipi; non è necessario che l'agente voglia necessariamente rafforzare il sodalizio, è sufficiente l'agevolazione di attività esterne dell'associazione.

  • Codice penale - art. 61-bis

    Richiamata come circostanza aggravante applicata dalla Corte territoriale; la Cassazione osserva che la presenza del requisito non è esclusa dal fatto che un imputato risieda all'estero, quando l'attività criminale abbia carattere transnazionale.

  • Codice penale - art. 133

    Norma sulle circostanze che il giudice deve considerare quando valuta le attenuanti generiche; la Corte sottolinea che il giudizio sulle attenuanti è di merito e insindacabile in cassazione salvo manifesta illogicità.

  • Codice penale - art. 62-bis, ultimo comma

    Richiamato in relazione al tema delle attenuanti e del trattamento sanzionatorio; la Corte evidenzia l'insufficienza del mero stato di incensuratezza a fondare il riconoscimento delle attenuanti quando sussistono elementi contrari rilevanti.

  • Codice di procedura penale - art. 192, comma 2

    La Corte ricorda che le prove fondate su "droga parlata" (dichiarazioni intercettate) devono essere valutate con rigore: la scelta che conduce alla condanna, tra più ipotesi, deve poggiare su elementi probatori forti e credibili.

  • Codice di procedura penale - art. 606, comma 1, lett. e)

    Dispositivo che consente la censura per vizio di motivazione in cassazione; la Corte applica il principio secondo cui l'omessa o insufficiente motivazione può essere dedotta purché sia specificata la sua incidenza decisiva.

  • Codice di procedura penale - art. 606, comma 3

    Richiama la preclusione a dedurre in cassazione questioni non prospettate in sede di impugnazione di merito; la Corte dichiara inammissibili i ricorsi che sollevano punti nuovi non sollevati in appello.

  • Codice di procedura penale - art. 619, comma 2

    Norma sulla rettifica di errori di denominazione o di computo della pena; la Corte chiarisce che tale rimedio non si applica quando manca nel provvedimento impugnato il riconoscimento, nemmeno implicito, dell'elemento di calcolo contestato.

Massime di principio

  • La Cassazione rigetta o dichiara inammissibili i ricorsi generici che si limitano a riproporre le doglianze di merito senza confrontarsi con la motivazione dei giudici sottostanti; il dettaglio delle censure e la loro specificità sono essenziali per ottenere il sindacato di legittimità.
  • Per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 t.u.s.) sono necessari: patto associativo tra più persone, elemento organizzativo/stabilità e partecipazione funzionale e durevole; la singola reiterazione di reati ex art. 73 è indice ma non prova automatica dell'associazione.
  • L'interpretazione di conversazioni intercettate (anche quando cifrate o criptiche) è valutazione di fatto di competenza dei giudici di merito e può essere sindacata in cassazione solo se sussiste manifesta illogicità o irragionevolezza.
  • L'aggravante dell'agevolazione mafiosa richiede dolo specifico ma può essere desunta dalla consapevolezza dell'imputato rispetto alla finalità agevolatrice perseguita dai compartecipi; non è necessario che l'obiettivo sia il consolidamento del sodalizio.
  • Il giudizio sulle circostanze attenuanti generiche è essenzialmente di merito: la loro esclusione o concessione è insindacabile in cassazione se la motivazione risulta congrua e non contraddittoria.
  • Le questioni non sollevate in appello o le doglianze nuove introdotte direttamente in cassazione sono, di norma, precluse; l'omessa disamina di una memoria d'appello può costituire vizio solo se gli argomenti trascurati risultano decisivi per il giudizio.
  • Quando le imputazioni si fondano in larga parte su 'droga parlata', i giudici devono adottare particolare rigore; la condanna richiede, in presenza di più ricostruzioni possibili, un dato probatorio altamente credibile e non meramente congetturale.
  • La rettifica della pena in cassazione ai sensi dell'art. 619 c.p.p. è ammissibile solo per errori formali di computo o denominazione e non quando manchi alcun riconoscimento dell'elemento di calcolo nel provvedimento impugnato.

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