Cassazione Penale, Sentenza n. 13123/2023 del 29/03/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che li aveva confermati (Corrado) o parzialmente beneficiati (David). Corrado era stato condannato per più reati collegati a due verifiche fiscali ('Vicenda Baggio' e 'Vicenda Cattolica') tra cui traffico di influenze (art. 346-bis c.p., nella formulazione anteriore alla legge n. 3/2019) e collusione militare (legge n. 1383/1941), nonché accessi abusivi alle banche dati; David era stato condannato per accessi abusivi alla banca dati dell'Anagrafe Tributaria (art. 615-ter c.p.) e aveva ottenuto in appello la riduzione della pena a 6 mesi convertita in multa di €45.000. Le censure di Corrado riguardavano principalmente la mancata individuazione, da parte della Corte territoriale, dell'atto (o degli atti) contrario(i) ai doveri d'ufficio richiesto(i) dalla formulazione ante-2019 dell'art. 346-bis e l'insufficiente prova di un accordo illecito per la collusione militare; contestava inoltre l'interpretazione delle intercettazioni. David denunciava insufficiente motivazione sulla natura abusiva degli accessi, errore nella dosimetria della pena e illegittima conversione della pena detentiva in pena pecuniaria in violazione della sentenza della Corte costituzionale n. 28/2022.
La decisione
La Corte di Cassazione ha deciso separatamente sui ricorsi. Per Vincenzo Corrado: parziale accoglimento. La Corte ha ritenuto che la Corte d'appello non abbia adeguatamente motivato e individuato, alla stregua della formulazione ante-2019 dell'art. 346-bis, l'atto o gli atti contrari ai doveri d'ufficio che Corrado si sarebbe impegnato a far compiere; per tale motivo le imputazioni riferite all'art. 346-bis c.p. e all'art. 3 legge n. 1383/1941 sono annullate e rinviate ad altra sezione della Corte d'appello di Venezia per nuovo giudizio. Sono invece rigettate le restanti censure e confermate le altre statuizioni nei limiti indicati. Per Christian David: parziale accoglimento. La Cassazione ha ritenuto infondati i motivi relativi alla qualifica degli accessi e alla motivazione della pena (inammissibile), ma ha accolto il motivo relativo alla conversione della pena detentiva in multa: la Corte d'appello non ha applicato correttamente i nuovi parametri indicati dalla Corte costituzionale n. 28/2022 (valore giornaliero minimo di €75), pertanto la sostituzione della pena è annullata e la materia è rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Venezia per ricalcolo della pena pecuniaria; per il resto il ricorso è respinto.
Norme richiamate
art. 346-bis cod. pen.
«Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e 319-ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio ovvero per remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o all'omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio, è punito con la reclusione da uno a tre anni.»
Nella formulazione antecedente alla legge n. 3/2019 la fattispecie richiede che la mediazione sia finalizzata al compimento di uno o più atti contrari ai doveri d'ufficio: non basta la mera prospettazione di rapporti o l'uso di relazioni privilegiate, occorre identificare l'atto illecito che il mediatore si impegna a ottenere
art. 3 legge 9 dicembre 1941, n. 1383
Il reato di collusione militare si perfeziona con l'accordo illecito tra il militare e l'estraneo; per la sua configurazione è necessario dimostrare l'intesa finalizzata a favorire o ad attenuare le conseguenze di accertamenti (non è richiesto il conseguimento del risultato)
art. 615-ter cod. pen.
Integra il reato l'accesso alla banca dati da parte di un soggetto abilitato ma effettuato per ragioni estranee alle attribuzioni o finalità del servizio: la legittima abilitazione non esclude la penalità quando l'accesso soddisfa finalità personali o altrui non riconducibili al servizio
art. 53 legge 24 novembre 1981, n. 689
Regola la conversione della pena detentiva in pena pecuniaria; la Corte costituzionale n. 28/2022 ha dichiarato incostituzionale il comma 2 nella parte che fissava un valore giornaliero minimo non conforme, imponendo l'applicazione del nuovo tasso minimo di €75/giorno
art. 135 cod. pen.
Indica i parametri (minimo e massimo) per la determinazione e conversione della pena pecuniaria; la corretta determinazione deve essere effettuata alla luce della pronuncia di incostituzionalità sull'art. 53 l. 689/1981
Sentenza Corte costituzionale n. 28/2022
Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 53, comma 2, legge n. 689/1981 nella parte relativa ai parametri di conversione della pena, stabilendo il tasso minimo di €75/giorno da utilizzare per la conversione
Massime di principio
- Art. 346-bis (formulazione ante-2019): per condannare per traffico di influenze è necessario individuare nelle prove l'atto (o gli atti) concreto(i) e contrario(i) ai doveri d'ufficio che il mediatore si è impegnato a far compiere; la mera promessa di influenze o la vantata relazione privilegiata non sono di per sé sufficienti
- Nel giudizio sulle intercettazioni la valutazione del significato e della decifrabilità delle conversazioni è questione di fatto riservata al giudice di merito; la Cassazione può sindacare la motivazione solo se risulta manifesta illogicità o carenza argomentativa
- Il reato di collusione militare (legge 1383/1941) si configura con il semplice accordo tra il militare e l'estraneo; tuttavia, per ricollegarlo all'art. 346-bis ante-2019 occorre prima chiarire quale atto illegittimo fosse finalizzato dall'accordo
- Accessi alle banche dati (art. 615-ter): anche l'accesso consentito può essere illecito se effettuato per finalità estranee all'attività di servizio; pertanto la legittima abilitazione non esclude automaticamente l'illiceità
- Conversione pena detentiva in pecuniaria: dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 28/2022 i giudici devono applicare il criterio del valore giornaliero minimo di €75; la mancata applicazione comporta annullamento della determinazione della multa e necessità di nuovo calcolo
- In sede di impugnazione in Cassazione non è consentito chiedere la riformulazione della valutazione probatoria di merito salvo i casi di manifesta illogicità o travisamento della prova; molte questioni interpretative dei fatti (es. dei colloqui intercettati) restano prerogativa del giudice di merito
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