Cassazione Penale, Sentenza n. 32468/2023 del 26/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 05/12/2022 che ha rigettato l'istanza di revoca e sospensione dell'ingiunzione a demolire. La ricorrente deduceva: nullità dell'ordinanza per trattazione da parte di giudice onorario privo dei requisiti; violazione del diritto di difesa per mancata acquisizione di documenti e atti relativi al P.I.R.T. e ad altre pratiche di condono; mancata valutazione della 'sanatoria tacita' ai sensi dell'art. 39 L. n. 724/1994 dopo il pagamento degli oneri; e impossibilità di eseguire la demolizione senza ledere diritti di terzi, perché gli atti amministrativi s'erano rivolti a un terzo e non alla ricorrente.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse della ricorrente. Ha ritenuto che la DE LEO non avesse attuale interesse a chiedere revoca o sospensione dell'ordine di demolizione perché: 1) l'immobile era stato acquisito al patrimonio del Comune già dal 1994 per inottemperanza all'ordine di demolizione; 2) l'alienazione a terzi non impedisce l'esecuzione dell'ordine (essendo quest'ultimo di natura reale); 3) non sussistevano, né era ragionevolmente prevedibile in tempi brevi, l'emanazione di atti giurisdizionali o amministrativi incompatibili con l'abbattimento (ostativi al condono erano vincoli demaniali e paesaggistici e l'impossibilità di ottenere i pareri favorevoli). Va ascritto inoltre che le richieste istruttorie della difesa sono state ritenute generiche o superflue. La ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 39 L. n. 724 del 1994
Riferimento alla disciplina della cosiddetta 'sanatoria tacita' per il condono; la Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, non fosse configurabile la sanatoria tacita per mancata previsione degli atti amministrativi e per ostacoli specifici (vincoli demaniali e paesaggistici) che escludevano il rilascio dell'autorizzazione.
art. 43-bis ordinamento giudiziario
Richiamato in relazione alla contestata nomina del giudice onorario: la Corte ha ritenuto infondata la censura sulla nullità dell'ordinanza, anche per la mancata tempestiva deduzione in sede camerale e in linea con l'interpretazione giurisprudenziale consolidata dell'articolo.
L. n. 47/1985 e L. n. 431/1985
Norme penali richiamate per descrivere i reati edilizi che hanno dato luogo alla condanna originaria e all'ordine di demolizione; confermano il fondamento penale dell'ordine di demolizione emesso in sentenza.
Orientamento giurisprudenziale (Cass. Sez. 3, n. 45848/2019 e altre pronunce)
Sez. 3 n. 45848 del 01/10/2019; Sez. 3 n. 42306 dell'11/10/2022; Sez. 3 n. 26282 del 26/04/2023; Sez. 3 n. 35203 del 18/06/2019
Principio consolidato secondo cui l'ordine di demolizione ha natura reale e grava sul soggetto in rapporto con il bene indipendentemente dagli atti traslativi; inoltre, l'acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale fa cessare l'interesse del responsabile dell'illecito alla revoca o sospensione dell'ordine di demolizione.
Massime di principio
- Per ottenere la revoca o la sospensione di un ordine di demolizione così disposto in sentenza è necessario dimostrare l'esistenza di provvedimenti giurisdizionali o amministrativi incompatibili con l'abbattimento o la ragionevole prevedibilità della loro emanazione in tempi brevi; mere prospettazioni generiche non sono sufficienti.
- La vendita dell'immobile a terzi non impedisce l'esecuzione dell'ordine di demolizione, poiché quest'ultimo ha natura reale e si applica al bene indipendentemente dai trasferimenti; l'acquirente potrà eventualmente rivalersi sul venditore.
- Se l'immobile è stato acquisito al patrimonio del comune (per esempio per inottemperanza all'ordine di demolizione), il soggetto originario perde l'interesse a chiedere revoca o sospensione dell'ordine.
- La tesi della 'sanatoria tacita' richiede il rispetto dei presupposti normativi e prove specifiche (pagamento oneri, decorso termini, mancanza di ostacoli amministrativi): non basta l'asserita pendenza di un procedimento o l'approvazione di piani generici che non individuano inequivocabilmente il singolo manufatto.
- Le richieste istruttorie in sede esecutiva devono essere puntuali e motivatamente dirette a fatti rilevanti; domande esplorative o generiche possono essere respinte per insufficienza del nesso probatorio rispetto all'interesse processuale invocato.
- Nel valutare la legittimità del condono o di altre misure sanatorie vanno considerati vincoli paesaggistici, demaniali e il parere degli organi di tutela: la presenza di tali vincoli può rendere impossibile ottenere le autorizzazioni necessarie.
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