Sentenza n. 6438/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) n. 3134/2023, resa tra le parti e pubblicata il 20.12.2023.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lombardia n. 3134/2023, relativa all’ingiunzione di demolizione e alla deliberazione comunale di individuazione dell’area da acquisire al patrimonio comunale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava un compendio immobiliare acquistato nel 2013, sul quale insistevano manufatti originariamente non abitativi, in stato di degrado e con presenza di amianto, rifiuti e materiali ferrosi. Dopo interventi di rimozione dei rifiuti, bonifica delle coperture, demolizione di parte dei manufatti e ristrutturazione di un fabbricato di circa 95 mq, l’immobile era stato adibito ad abitazione. Il Comune di Desio avviava un procedimento sanzionatorio per presunto abuso edilizio e adottava l’ingiunzione di demolizione e rimessa in pristino n. 101 del 22 marzo 2016, nonché la deliberazione consiliare n. 17 del 3 marzo 2016, con cui respingeva la richiesta di titolo edilizio in deroga e individuava l’area acquisibile al patrimonio comunale in caso di inottemperanza. L’appellante contestava la sentenza del TAR che aveva qualificato l’intervento come nuova costruzione in zona agricola, soggetta a regime autorizzatorio pieno, e aveva respinto il ricorso. Deduceva inoltre l’eccessiva sproporzione tra la superficie del manufatto, pari a circa 95 mq, e l’area individuata per l’eventuale acquisizione, pari a circa 945 mq. Nel corso dell’appello, tuttavia, dichiarava di avere perso ogni interesse alla decisione poiché il bene era stato espropriato, con decreto n. 334 del 21 agosto 2025 emesso da Autostrada Pedemontana Lombarda, e non era più nella sua disponibilità.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha preso atto della sopravvenuta carenza di interesse all’appello, determinata dall’espropriazione del bene nel corso del giudizio e dalla conseguente perdita della titolarità e disponibilità dell’immobile da parte dell’appellante. Anche il Comune ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione. L’appello è stato quindi dichiarato improcedibile, senza esame dei motivi relativi alla qualificazione edilizia dell’intervento, alla legittimità dell’ingiunzione di demolizione e alla proporzionalità dell’area individuata per l’acquisizione. Le spese di lite sono state compensate in ragione della specifica vicenda contenziosa e dell’assenza di richieste contrarie.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Richiamato quale fondamento processuale della definizione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse.
art. 38 c.p.a.
Richiamato tra le disposizioni processuali applicabili alla decisione.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato tra le disposizioni processuali applicabili alla decisione.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione della causa.
Massime di principio
- L’appello è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nel corso del giudizio, intervenga una vicenda che elimini l’utilità concreta e attuale conseguibile mediante la decisione richiesta, come la perdita della titolarità e della disponibilità del bene oggetto della controversia.
- La dichiarazione della parte appellante di non avere più interesse alla decisione, accompagnata da fatti sopravvenuti idonei a escludere l’utilità della pronuncia, giustifica la declaratoria di improcedibilità senza esame dei motivi di merito.
- Quando anche la parte appellata dichiari di non avere più interesse alla decisione, le spese possono essere compensate in considerazione della specifica vicenda contenziosa.
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