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Sentenza

Sentenza n. 480/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza breve del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Seconda) n. 1713 del 2024.

Giustizia amministrativa202500062

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza breve del TAR Campania, sezione staccata di Salerno, che aveva annullato il diniego comunale di permesso di costruire per violazione ed elusione del giudicato

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (impresa proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La società aveva presentato nel 2012 un'istanza per il rilascio di un permesso di costruire relativo alla realizzazione di due fabbricati. Il Comune aveva ritenuto necessario un preventivo piano di lottizzazione e aveva respinto l'istanza, nonostante la società avesse prospettato il ricorso al permesso di costruire convenzionato ai sensi dell'art. 28-bis d.P.R. 380/2001. Dopo una precedente fase processuale, il TAR, con sentenza n. 1935/2022, aveva annullato il diniego e imposto al Comune un riesame effettivo dell'istanza, rilevando l'illegittimità dell'omessa valutazione del permesso di costruire convenzionato e ritenendo inidonee le ulteriori ragioni ostative dedotte dall'amministrazione. Il Comune, dopo l'adozione e l'approvazione di un nuovo PUC, aveva nuovamente respinto l'istanza nel 2024, affermando che il progetto non soddisfaceva quantitativamente e qualitativamente gli standard di piano e che la verifica degli ulteriori parametri edilizi e urbanistici dovesse essere rimessa al successivo PUA. Il TAR aveva annullato tale diniego per violazione ed elusione del giudicato. Il Comune ha appellato sostenendo che la sentenza del 2022 non avesse riconosciuto un diritto al rilascio del titolo, ma soltanto imposto un riesame; che il nuovo diniego fosse fondato su autonome ragioni tecniche e urbanistiche; che il giudicato non impedisse l'applicazione del nuovo PUC; e che vi fosse identità sostanziale tra la disciplina urbanistica precedente e quella sopravvenuta.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha interpretato la sentenza del 2022 nel senso che essa aveva riconosciuto, in astratto, la possibilità per la società di accedere al permesso di costruire convenzionato, imponendo al Comune un riesame sostanziale e dichiarando illegittime le ragioni ostative precedentemente dedotte. Il Comune conservava il potere di valutare in concreto la fattibilità dell'intervento, ma doveva esercitarlo applicando il quadro normativo cristallizzato al momento della notificazione della sentenza di accoglimento. Poiché il nuovo PUC era stato adottato e approvato dopo il passaggio in giudicato e la notificazione della sentenza, esso non poteva essere posto a fondamento del nuovo diniego. Il diniego era inoltre illegittimo perché aveva dato rilievo alla sopravvenienza del PUA senza compiere il riesame conformativo imposto dal giudicato. Le ulteriori argomentazioni sull'identità delle discipline urbanistiche, non contenute nel provvedimento impugnato ma sviluppate successivamente in giudizio, costituivano motivazione postuma e non potevano essere utilizzate per integrare la motivazione dell'atto. Il Comune resta titolare del potere di rideterminarsi, ma deve applicare la normativa vigente alla data di notificazione della sentenza del 2022. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 28-bis d.P.R. 380/2001

    La disposizione è richiamata quale base del permesso di costruire convenzionato, che il Comune avrebbe dovuto valutare in alternativa alla preventiva approvazione di un piano attuativo.

  • art. 25 delle NTA del PUC

    Il Comune lo aveva richiamato per sostenere che gli ulteriori parametri edilizi e urbanistici dovessero essere disciplinati dal successivo PUA; tale sopravvenienza non è stata ritenuta opponibile in violazione del giudicato.

Massime di principio

  • Quando una sentenza amministrativa di annullamento impone all'amministrazione un riesame sostanziale dell'istanza e dichiara illegittime le ragioni ostative precedentemente opposte, il successivo esercizio del potere deve rispettare gli obblighi conformativi derivanti dal giudicato, pur restando salva la valutazione concreta della fattibilità dell'intervento nei limiti indicati dalla sentenza.
  • Nell'esecuzione del giudicato amministrativo, le sopravvenienze di fatto o di diritto anteriori alla notificazione della sentenza possono costituire un limite all'esecuzione, mentre sono inopponibili le sopravvenienze successive alla notificazione quando incidano in senso lesivo sulla posizione conformata dal giudicato.
  • L'amministrazione non può fondare il nuovo diniego esclusivamente su uno strumento urbanistico adottato o approvato dopo la notificazione della sentenza che ha annullato il precedente diniego e imposto il riesame dell'istanza.
  • Le ragioni non espresse nel provvedimento impugnato non possono essere introdotte dall'amministrazione nel processo per integrare o sostituire la motivazione dell'atto, configurandosi una motivazione postuma inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziPiani regolatori e variantiGiudizio di ottemperanza
RamiEdiliziaUrbanistica e governo del territorioProcesso amministrativo
IstitutiEffetto conformativo e riedizione del potereOttemperanza e commissario ad actaDifetto di motivazioneEfficacia ed esecutorietà

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