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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24716/2023 del 08/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato l'istanza di esecuzione della pena presso il domicilio ai sensi della legge 26 novembre 2010, n.199. La ricorrente sosteneva che il Tribunale avesse errato nel ritenere inscindibile il cumulo di pene comprendente anche condanne per reati ostativi previsti dall'art.4-bis dell'ordinamento penitenziario, e che tale inscindibilità determinasse disparità di trattamento tra condannati a causa della casuale presenza di un unico titolo esecutivo rispetto a più esecuzioni distinte.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha confermato che la legge n.199/2010 esclude il beneficio dell'esecuzione domiciliare nei confronti dei soggetti che, per tipologia di reati indicati dall'art.4-bis ord. pen., sono considerati non meritevoli del beneficio; tale valutazione si basa sul curriculum criminale del condannato e non sul singolo titolo esecutivo. Ne consegue che il cumulo contenente pene relative a reati ostativi non può essere scisso per consentire l'applicazione della misura alternativa neppure quando la pena relativa al reato ostativo sia già stata interamente espiata. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • legge 26 novembre 2010, n.199

    Introduce la misura dell'esecuzione della pena domiciliare per pene brevi, ma ne esclude l'applicabilità per soggetti condannati per i reati indicati dall'art.4-bis ord. pen.; l'esclusione si applica in funzione della qualità del condannato e del suo curriculum criminale, non del singolo titolo esecutivo.

  • ordinamento penitenziario (L. 26 luglio 1975, n.354)

    Elenca i delitti ostativi che impediscono la concessione di benefici penitenziari; la presenza di tali condanne nel curriculum del detenuto configura la sua incompatibilità con la misura domiciliare.

  • Costituzione

    Richiama il principio rieducativo della pena, finalità indicata dalla legge n.199/2010 quale ragione dell'istituto della esecuzione domiciliare

Massime di principio

  • La verifica dell'idoneità al beneficio della detenzione domiciliare previsto dalla legge 199/2010 si fonda sul curriculum criminale complessivo del detenuto: la qualificazione per reati ostativi ai sensi dell'art.4-bis rende il soggetto escluso dal beneficio, indipendentemente dal titolo esecutivo concreto.
  • Quando è in corso un cumulo di pene che comprende anche condanne per reati ostativi, il cumulo non può essere scisso per applicare la misura alternativa alla sola parte non ostativa, nemmeno se la pena relativa al reato ostativo è già stata espiata.
  • Gli argomenti difensivi fondati su una presunta ingiustificata diversità di trattamento dovuta alla casualità della concentrazione delle esecuzioni sono, secondo la giurisprudenza consolidata, poco efficaci: la legge mira a escludere la misura in base alla pericolosità del soggetto e non in base alla struttura formale dei titoli esecutivi.
  • Prima di proporre istanze o ricorsi, il difensore dovrebbe verificare attentamente la presenza nel casellario o nel curriculum di condanne riconducibili all'art.4-bis; in presenza di tali condanne la probabilità di successo è molto bassa salvo mutamenti di fatto o di diritto (ad es. riqualificazione delle condanne).
  • La giurisprudenza di legittimità è consolidata sul punto: il ricorso contro il diniego per inscindibilità del cumulo è spesso dichiarato inammissibile se non sono prospettati argomenti nuovi e convincenti rispetto all'orientamento interpretativo prevalente.

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