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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13280/2023 del 30/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il difensore impugnava la sentenza sostenendo: 1) violazione di legge per insussistenza dei presupposti di cui all'art. 441, comma 5, c.p.p. per l'integrazione istruttoria disposta dal Tribunale di Lodi, che sarebbe stata illecita in quanto volta a ricostruire il fatto e la riconducibilità all'imputato e operata in "malam partem"; 2) vizio di motivazione nella parte in cui l'ordinanza del Tribunale veniva ritenuta necessaria per decidere senza adeguata specificazione delle premesse; 3) manifesta illogicità per la mancata declaratoria di nullità dell'ordinanza di integrazione probatoria ai sensi dell'art. 441, comma 5, c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il giudice nel rito abbreviato può disporre integrazioni istruttorie anche ai fini della ricostruzione del fatto e della sua attribuibilità all'imputato, purché l'assunzione della prova sia "necessaria ai fini della decisione" e non verta ad esplorare itinerari probatori estranei allo stato degli atti. Ha inoltre affermato che il potere di integrazione probatoria d'ufficio nel giudizio abbreviato non richiede una motivazione particolarmente analitica e non è soggetto a limiti temporali. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 186, commi 2 lett. c) e 2-bis, Codice della Strada

    Norma sostanziale contestata: la sentenza conferma la declaratoria di responsabilità per guida in stato di alterazione (come ricostruito nei provvedimenti di merito)

  • art. 441, comma 5, Codice di Procedura Penale

    Interpretata dalla Corte come disciplina che ammette l'integrazione istruttoria nel rito abbreviato quando la prova è necessaria per decidere; limitata dal divieto di esplorare nuovi itinerari probatori estranei agli atti delle parti

  • art. 173, comma 1, disposizioni di attuazione c.p.p.

    Richiamato come regola procedurale inerente il contenuto del ricorso per cassazione (riferimento formale alla impugnazione)

Massime di principio

  • Nel rito abbreviato il giudice può disporre integrazioni probatorie anche per ricostruire il fatto e la sua attribuibilità all'imputato, se tali attività sono necessarie per la decisione.
  • L'integrazione istruttoria è ammessa solo nei limiti della necessità per decidere e non può essere utilizzata per esplorare nuovi itinerari probatori estranei allo stato degli atti formati dalle parti.
  • Il potere d'ufficio del giudice di disporre prove nel giudizio abbreviato non richiede una motivazione particolarmente analitica e può essere esercitato in qualsiasi fase del procedimento, anche tardivamente, se il giudice ritiene indispensabile approfondire il thema probandum.
  • La scelta unilaterale del rito abbreviato da parte dell'imputato non garantisce il diritto a essere giudicati esclusivamente sulla base degli atti presenti al momento dell'ammissione del rito.
  • Per contestare legittimamente un'ordinanza di integrazione probatoria la difesa deve dimostrare che l'integrazione ha ecceduto i limiti di necessità o ha aperto nuove linee di indagine non riconducibili allo stato degli atti (mala partem o esplorazione indebita).

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