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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 06706/2026 del 18/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Napoli che aveva riformato la condanna di primo grado e assolto le imputate dal reato di rapina aggravata ritenendo inattendibile la persona offesa a causa della mancata menzione, in dibattimento, di una presunta relazione extraconiugale tra la vittima e il congiunto delle imputate. Il ricorso deduceva vizio di motivazione per illogicità e insufficienza: la Corte d'appello ha omesso di valutare e confutare gli elementi probatori che il Tribunale aveva ritenuto idonei a confermare la versione della vittima (testimonianza del figlio minorenne presente ai fatti con referto medico per le lesioni, annotazioni di polizia giudiziaria, tabulati telefonici e messaggi WhatsApp, nonché il riscontro che le imputate si erano recate nell'abitazione e che vi erano stati oggetti rotti). Si contestava quindi che la Corte d'appello non avesse dato una motivazione puntuale e adeguata della diversa conclusione adottata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per vizio motivazionale. Ha affermato il principio secondo cui il giudice d'appello che assolve in riforma di una condanna non è obbligato a rinnovare l'istruzione dibattimentale, ma deve fornire una motivazione puntuale e adeguata che giustifichi la difforme conclusione, anche riassumendo la prova dichiarativa decisiva. Nel caso concreto la Corte d'appello ha ignorato elementi esterni e autonomi valutati dal primo giudice (in particolare la testimonianza e le lesioni del figlio della vittima, i messaggi WhatsApp, i tabulati e le annotazioni di PG), determinando così un vizio di motivazione. Perciò la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato il giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per una nuova valutazione complessiva delle prove.

Norme richiamate

  • Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017 (Troise), Rv. 272430-01

    Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017, dep. 2018, Troise, Rv. 272430-01

    Principio secondo cui il giudice d'appello che assolve dopo una condanna non è obbligato a rinnovare l'istruttoria ma deve fornire motivazione puntuale e adeguata, anche riassumendo la prova dichiarativa decisiva

  • Sez. 5, n. 7815 del 08/01/2025 (N.), Rv. 287634-01

    Sez. 5, n. 7815 del 08/01/2025, N., Rv. 287634-01

    Conferma il principio precedente e ribadisce l'esigenza di motivazione razionale e completa da parte della Corte d'appello quando riforma in senso assolutorio

Massime di principio

  • Quando la Corte d'appello assolve in riforma di una condanna, non è obbligata a riesaminare tutti i testi, ma deve comunque motivare in modo puntuale la diversa valutazione delle prove decisive.
  • L'omissione di valutare elementi esterni e autonomi, già ritenuti probatori dal primo giudice (es. testi oculari, referti medici, tabulati, messaggi, annotazioni di PG), può costituire vizio di motivazione e determinare annullamento con rinvio.
  • La credibilità della persona offesa va valutata nel complesso e non può essere esclusa solo per incongruenze parziali se esistono riscontri oggettivi e dichiarazioni corroboranti.
  • Se la decisione d'appello muta radicalmente il giudizio di attendibilità espresso in primo grado, la Corte deve spiegare razionalmente perché gli elementi valorizzati in primo grado non sono più determinanti.
  • In presenza di prove frammentarie, l'organo giudicante deve mostrare come è avvenuta la ponderazione complessiva delle prove; la semplice affermazione di inattendibilità senza confronto con le risultanze anteriori è insufficiente.
  • Nel caso di annullamento per vizio motivazionale, il giudice competente al rinvio dovrà riesaminare l'intero compendio probatorio e valutare nuovamente attendibilità e riscontri.

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