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Sentenza

Sentenza n. 2012/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento -previa tutela cautelare - del provvedimento dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi del 1/10/2025 di diniego del visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202513078

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato, adottato dall’Ambasciata d’Italia a New Delhi il 1° ottobre 2025

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa tutela cautelare, il diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato. Nel corso del giudizio, a seguito dell’ordinanza cautelare n. 6545/2025 e del riesame disposto dal Collegio, l’amministrazione ha rilasciato il visto precedentemente negato. Il testo non espone ulteriori specifici motivi di illegittimità dedotti contro il diniego.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., rilevando che il rilascio del visto ha attribuito al ricorrente il bene della vita integralmente coincidente con il petitum del ricorso. Il Collegio ha inoltre condannato il MAECI al pagamento delle spese di lite secondo il criterio della soccombenza virtuale, poiché il visto è stato rilasciato solo dopo la proposizione del ricorso e in esito al remand disposto nell’ambito della tutela cautelare. Le spese sono state liquidate in euro 1.500, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato, ove versato.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere è dichiarata quando, nel corso del giudizio, l’amministrazione adotta un provvedimento pienamente satisfattivo della pretesa azionata, attribuendo al ricorrente il bene della vita integralmente coincidente con il petitum.

  • art. 55 c.p.a.

    Il riesame dell’atto amministrativo disposto nell’ambito della tutela cautelare ha condotto al rilascio del visto precedentemente negato; tale circostanza è stata valorizzata anche ai fini della soccombenza virtuale.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La norma è stata richiamata quale base per disporre l’oscuramento delle generalità della parte interessata a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    Le disposizioni sono state richiamate, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a fondamento dell’oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • La materia del contendere cessa quando, nel corso del giudizio, l’amministrazione attribuisce integralmente al ricorrente il bene della vita oggetto della domanda, rendendo non più necessaria una pronuncia di merito sull’atto impugnato.
  • Il rilascio del bene richiesto dopo la proposizione del ricorso non esclude la regolazione delle spese secondo la soccombenza virtuale, qualora la soddisfazione della pretesa sia intervenuta solo in seguito all’instaurazione del giudizio e all’intervento conformativo del giudice in sede cautelare.
  • Il riesame amministrativo disposto dal giudice nell’ambito della tutela cautelare può condurre alla definizione satisfattiva della controversia e rileva, insieme alla condotta processuale e sostanziale dell’amministrazione, ai fini della condanna alle spese.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelareEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseTutela cautelare

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