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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13017/2023 del 28/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Ancona per la conferma della condanna per due reati distinti di minaccia grave. Il ricorrente deduceva manifesta illogicità della motivazione in relazione alla sua responsabilità, lamentava che la corte territoriale si fosse basata unicamente sulle dichiarazioni delle persone offese senza riscontri esterni, e denunciava plurime contraddittorietà. Sul piano sanzionatorio contestava il diniego delle attenuanti generiche nonostante la rilevanza irrilevante dei precedenti penali; infine chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p., sostenendo l'assenza di precedenti della stessa indole e la mancata sussistenza di abitudine delinquenziale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo riproducesse argomentazioni già svolte in appello senza indicare profili di manifesta illogicità o contraddittorietà; ha sottolineato che la valutazione della prova compete al giudice del merito e che la censura non ha prospettato un apparato motivazionale logicamente contraddittorio. Sul diniego delle attenuanti generiche ha ritenuto adeguata e motivata la decisione della corte territoriale, valorizzando l'esistenza di precedenti specifici che incidono negativamente sulla personalità del ricorrente. Quanto all'art. 131-bis c.p. ha condiviso l'esclusione della causa di non punibilità alla luce della reiterazione degli episodi di minaccia contra le persone offese. Imposizione al ricorrente delle spese processuali e del versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende; nulla per le spese delle parti civili.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    art. 131-bis del codice penale

    La causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis è stata ritenuta inapplicabile in presenza di reiterazione degli episodi di minaccia grave; la mera assenza di precedenti identici non basta ove il comportamento dimostri ripetizione e gravità tale da escludere la tenuità del fatto.

Massime di principio

  • In Cassazione il sindacato sulla valutazione della prova è limitato: il ricorrente deve dimostrare una manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione, non può limitarsi a ripetere contestazioni già svolte in appello.
  • Le dichiarazioni delle persone offese possono fondare una condanna se inserite in un quadro probatorio complessivo logico e coerente; la valutazione complessiva delle prove è rimessa al giudice del merito.
  • Le attenuanti generiche non si riconoscono per mera presunzione: chi le invoca deve indicare elementi positivi che giustificano la mitigazione; il diniego richiede una motivazione plausibile e non necessariamente la confutazione puntuale di ogni elemento proposto dalla difesa.
  • L'art. 131-bis c.p. (tenuità del fatto) non si applica quando emerge una reiterazione o una specifica gravità degli episodi, anche se non vi siano precedenti identici; la valutazione della tenuità è concreta e richiede l'esame complessivo della condotta.
  • La parte che propone ricorso deve formulare censure nuove e precise; la mera riproposizione degli argomenti di merito senza mostrare un vizio manifesto di logica o diritto rende il ricorso inammissibile.

Testo integrale

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